La Basilicata vende le sorgenti alle multinazionali nel silenzio di tutte le parti politiche
Le acque minerali dell'azienda Traficante sono ormai proprietà della Coca Cola.
Si potrebbe pensare che questa è la normale logica contrattuale di due aziende se non fosse che di mezzo c'è la risorsa idrica. Gia questo
basterebbe per discutere sulla trasformazione di un bene pubblico in privato e di come il privato tratta il suo prodotto una volta sganciato dal controllo delle amministrazioni locali; qui nasce la rabbia e la delusione per l'avvenuto patto tra Augusta Traficante e Coca Cola Hbc dato che questa possibilità, cioè sganciare la trattativa dall'osservazione della regione, nasce da una legge modificata in tutta fretta un anno fa dal consiglio regionale della Basilicata.
Fino al febbraio 2005 dovevamo fare i conti con un bene acqua privatizzato ma almeno c'era la povera possibilità, da parte dell'ente regionale, di partecipare alla contrattazione e di bilanciare la spartizione di una risorsa naturale in quanto tale.
Grazie ad una variazione che sopprime il capoverso del comma 2 della legge regionale 43/1996 la Regione Basilicata non è stata informata del patto fra vecchi e nuovi padroni perché giuridicamente non interessata alla cosa.
La cosa in questione è una sorgente.
L'assessore regionale dei Verdi Mollica, nella scorsa legislatura presidente della terza commissione, parla di sviste e distrazioni di fine mandato. Ricordiamo che un anno fa si è votato per il rinnovo del consiglio. Rifondazione Comunista non c'era!?!
Sapete, con tutti gli emendamenti arretrati a fine legislatura c'è un sovraccarico di lavoro tale da potersi giocare una sorgente.
Citiamo questi due partiti perché sono nazionalmente riconosciuti quali tutori assoluti delle politiche legate alla difesa delle risorse naturali.
E la parola difesa sembra più che pertinente in uno scenario come questo.
Anche se la trattativa fosse avvenuta fra imprenditori lucani queste pagine sarebbero state scritte lo stesso.
Quando la risorsa cade nelle mani della Coca Cola il livello di preoccupazione cresce a dismisura.
Chi controlla la produzione? Quale sarà la distribuzione? Chi lavorerà nelle aziende? Di quali bollicine si occuperanno i consumatori?
Non possiamo ancora crederci ma grazie ad una legge la Coca Cola in Basilicata prenderà per sempre l'acqua direttamente alla fonte.
Vi inviamo questa lettera per aprire una discussione all'interno dell'Archivio allargata a tutti i nostri collaboratori. Denunciamo la totale incompetenza della classe dirigente Lucana. Non crediamo che nel febbraio 2005, come affermato dall'assessore Mollica, ci siano state delle sviste, e di questo siamo fermamente convinti; se Mollica avesse detto la verità le responsabilità e la mediocrità dei nostri politici non diminuirebbe.
Giuridicamente non possiamo fare più nulla, la Coca ha dato 35 milioni di euro alla Traficante comprando l'intero capitale e non invitiamo nessuno a fare grandi manifestazioni, andavano fatte esattamente un anno fa.
Bisogna spingere e mobilitare tutte le nostre forze per far modificare nuovamente la legge evitando che nuove sorgenti finiscano nelle mani di un qualsiasi mercante sfrenato, per noi la Coca Cola è una delle multinazionali più pericolose esistenti.
Il danno della Traficante è irreparabile, evitiamo che dilaghi.
Il problema è di una cultura politica e sociale ormai diffusa.