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Testo dell'intervento
L'invasione degli Ultra-Semi...
{ 24/03/06 16:47 }




da LE MONDE DIPLOMATIQUE – gennaio 2006
Un'arma contro i contadini poveri.
OGM, MAN BASSA SULLE TERRE DEL PARANÁ BRASILIANO


Dall'Argentina, la soia transgenica oltrepassa le frontiere invadendo il Paraguay e, di contrabbando, lo stato che nel sud del Brasile confina con questi due paesi, il Paraná. Gli OGM sono utilizzati a scapito dei piccoli produttori e creano nuove forme di dipendenza. Si profila così un modello, rifiutato dai contadini latinoamericani, di monocoltura industriale controllata dalle multinazionali.

di RENAUD LAMBERT

«Terra roxa». La «terra rossa», una delle più fertili al mondo...
Ce n'è in abbondanza in questo stato del sud del Brasile, il Paraná.
«Un vero sogno - si entusiasma, Laércio Trucolo, che gestisce la produzione della fazenda (1) Chapadão, un paradiso agricolo di 1.400 ettari - . Qui si ottengono, facilmente, due raccolti l'anno. Di che far morire di invidia gli europei!» Un sogno, infatti. Sogno di profitti abbondanti per alcuni, grazie a un'agricoltura sempre più «moderna» e «tecnologica». Sogno di sussistenza e di dignità per tutti gli altri... molto più numerosi.
Trentamila fazendeiros si dividono il 70% circa dei 16 milioni di ettari coltivati del Paraná, con oltre 100 ettari messi a coltura...
a volte anche molto di più. Accanto a loro, circa 300.000 piccoli proprietari coltivano terreni che nella maggior parte dei casi vanno dai 5 ai 40 ettari, ossia circa il 27% della superficie coltivata.
Nello stesso tempo, 300.000 famiglie di «senza terra» si spartiscono la superficie restante: meno di 5 ettari ognuna. Ma per dare da mangiare a una famiglia di sei persone ne servono almeno una quindicina.
Queste famiglie sono state le prime vittime della modernizzazione accelerata dell'agricoltura nel corso degli anni '80. Occorrevano grandi superfici per espandere il «modello dell'agrobusiness, con il suo cocktail di meccanizzazione, erbicidi, concimi chimici e irrigazione intensiva», spiega Roberto Baggio, del Movimento dei senza terra (Mst). Tra il 1985 e il 1995, ogni anno, un po' ovunque nel paese, sono scomparse 100.000 proprietà agricole. «Rivoluzione verde», si sostenne. Uno slogan tutto sommato ironico, pensando alla violenza sociale e ai danni ambientali prodotti, a cominciare da una deforestazione massiccia.
All'inizio del XX secolo, sui 19 milioni di ettari che costituiscono il Paraná, la foresta ne copriva più di 16 milioni. Sotto le scuri e le seghe elettriche degli immigrati, l'area boschiva si è ridotta al punto da occupare ormai appena 1,5 milioni di ettari (l'8% della superficie dello stato).
La sparizione del fagiolo nero Nel frattempo, la regione conquistava un triste primato diventando il principale consumatore di pesticidi e fertilizzanti chimici del Brasile. E man mano che si fa il collegamento tra l'uso intensivo di questi prodotti e l'altro record nazionale del Paraná - quello del cancro del fegato e del pancreas - , si fanno sempre più numerosi coloro che sostengono, con João Pedro Stedile della direzione nazionale del Mst, che la rivoluzione verde era in realtà una «controriforma marrone».
Anche se oggi il processo di concentrazione della terra risulta praticamente stabilizzato, potrebbe però riprendere con l'arrivo dei semi transgenici che, con grande soddisfazione della multinazionale Monsanto, vengono per lo più importati di contrabbando dall'Argentina, dove sono autorizzati (2). Certo, la soia geneticamente modificata, totalmente sconosciuta nel Paraná fino a poco tempo fa, ancora oggi non supera «il 2% della produzione», minimizza il governatore del Paraná, Roberto Requião.
Ma, attorno a Francisco Beltrão, «quasi il 70% della gente produce transgenico», sostiene Juan Bedenaski, che sa di cosa parla, visto che vende erbicidi e concimi chimici agli agricoltori locali. La contaminazione avanza e il sistema delle «royalties» - diritto indipendente dal prezzo di vendita finale percepito da Monsanto per l'utilizzazione dei suoi semi, ovviamente protetti da brevetti molto rigorosi - può allora mostrare il suo vero volto (3).
Dato che nei primi anni Monsanto non ha richiesto questo pagamento, molti agricoltori sono stati tentati da semi «gratuiti», pubblicizzati dai servizi commerciali della potente multinazionale e ... da gran parte dei media. Nel 2004, però, Monsanto impone improvvisamente royalties di 0,62 real per un sacco di 60 chili. E per assurdo, molti produttori poco a poco si rassegnano a pagare anche per la soia «convenzionale», per non rischiare la multa di 1,5 real al sacco (nel 2004) imposta agli «scrocconi», talvolta essi stessi vittime involontarie di una contaminazione spontanea, da campo a campo, che nessuno controlla...
Da parte sua, la multinazionale si garantisce il sostegno delle grandi cooperative, facendole partecipi di un guadagno tanto più interessante, in quanto è già stato annunciato un aumento delle tariffe del 100% per il raccolto 2005/2006. Mentre la siccità penalizza la produttività, e l'evoluzione del corso del dollaro non lascia spiragli di speranza (4) , la morsa si stringe sui «piccoli», minacciati di esclusione...
Eppure sono loro che creano l'80% dei posti di lavoro, assicurano la redistribuzione dei redditi della terra, rafforzano l'insediamento rurale e contribuiscono alla disponibilità degli alimenti di base, che non interessano affatto gli agro-esportatori. Secondo l'Istituto brasiliano di geografia e statistiche (Ibge), la produzione del fagiolo nero - tipico delle tavole brasiliane - è passata da 38 chili per abitante nel 1938 a meno di 10 chili oggi, mentre il feijão resta sempre molto popolare. Ma questo non interessa. L'agrobusiness riesce a imporre la sua visione dell'agricoltura... Anzi, sarebbe sul punto di ottenere una vittoria decisiva, almeno secondo Baggio, per il quale i transgenici non rappresentano niente altro che «la battaglia finale per la dominazione della terra, non più da parte di un piccolo gruppo di latifondisti, ma di un gruppo ancor più ristretto di multinazionali».
Eppure, al momento dell'elezione di Luiz Inacio Lula da Silva alla presidenza del paese, nel 2002, era nata una speranza, ma la promessa di proibire gli Ogm, così come tante altre, è stata delusa. D'altronde la nomina di Roberto Rodrigues a ministro dell'agricoltura è stata una chiara indicazione di programma: Rodrigues siede infatti nel consiglio di amministrazione della fondazione Bunge, una delle grandi multinazionali del mercato dei semi.



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(Traduzione di G. P.)
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