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Testo dell'intervento
Le folle elettorali - Le Bon, 1895
{ 14/04/06 10:01 }




"Le folle elettorali, cioè le collettività chiamate a eleggere i tutori di certe funzioni, costituiscono le folle eterogenee; ma siccome agiscono soltanto su un solo punto determinato: scegliere tra diversi candidati, non si può osservare in esse che alcuni dei caratteri descritti nei precedenti capitoli. I più visibili sono la debole tendenza al ragionamento, l'assenza di spirito critico, l'irritabilità, la credulità e il semplicismo. Nelle loro decisioni si vede anche l'influenza dei costumi e la funzione dei fattori enumerati in precedenza: la affermazione, le ripetizioni, il prestigio e il contagio.

Cerchiamo di vedere come si possono soggiogare le folle elettorali. La loro psicologia si dedurrà dai procedimenti che riescono meglio. La prima qualità che il candidato deve possedere è, il prestigio. Il prestigio personale non può essere sostituito che da quello della ricchezza. Il talento, il genio stesso, non sono elementi di successo.

La necessità, per il candidato, di avere un certo prestigio, e di potersi quindi imporre senza discussioni, é capitale. Gli elettori, composti specialmente di operai e di contadini, scelgono ben raramente uno dei loro a rappresentarli, perché gli individui usciti dalle loro file non hanno per essi alcun prestigio. Non nominano un loro eguale che per ragioni accessorie, per contrapporlo, ad esempio, a un uomo eminente, a un padrone potente, alle cui dipendenze si trova ogni giorno l'elettore, e di cui egli ha così l'illusione di diventare per un momento lui il padrone.
Ma per esser sicuro del successo, il candidato non deve avere soltanto il prestigio. L'elettore vuol vedere lusingate le sue cupidigie e le sue vanità; il candidato deve coprirlo delle più stravaganti piaggerie, e non deve esitare a fargli le più fantastiche promesse. Dinanzi a degli operai non sarà mai troppo ingiuriare e offendere i loro padroni. In quanto al candidato avversario, si cercherà di schiacciarlo dimostrando con l'affermazione, la ripetizione e il contagio, che é l'ultimo dei mascalzoni, e che nessuno ignora i suoi numerosi delitti. E' inutile, s'intende, di cercare le prove. Se l'avversario conosce male la psicologia delle folle, cercherà di giustificarsi con buoni argomenti, invece di rispondere semplicemente alle affermazioni calunniatrici con altre affermazioni ugualmente calunniatrici; e non avrà nessuna probabilità di trionfare.
Il programma scritto dal candidato non deve essere troppo categorico, perché i suoi avversari potrebbero più tardi opporglielo; ma il suo programma orale non sarà mai eccessivo. Le più notevoli riforme possono essere promesse senza timore. Sul momento, queste esagerazioni producono molto effetto, e non impegnano affatto per l'avvenire. L'elettore non si preoccupa infatti di saper poi se l'eletto ha seguito la professione di fede acclamata, in base alla quale l'elezione ha avuto luogo."
Gustav Le Bon, Psicologia delle folle 1895

"Ho letto tutta l'opera di Le Bon e non so quante volte abbia riletto la sua "Psicologia delle folle".
E' un opera capitale alla quale ancora oggi spesso ritorno". B. Mussolini


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