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Testo dell'intervento
Genealogia di Napolitano..il fattore K che piace
{ 15/05/06 12:11 }





DI MAURIZIO BLONDET

Perfino al Ministero dell'Interno- il ministero della Polizia, l'organo a cui il PDS (ex Pci) non rinuncerà assolutamente (ha un progetto storico per assoggettare tutte le polizie al suo potere politico) - viene messo sì un membro del Partito; ma è l'unico post comunista noto e gradito al “governo mondiale di fatto”. S'introduca qui Giorgio Napolitano, già presidente della Camera, la cui stella ha cominciato a brillare più fulgida sotto il governo Ciampi.
Napolitano: il solo comunista con il visto permanente per gli USA, anche negli anni della guerra fredda. Il gentiluomo di casa alla Fondazione Agnelli. Il compagno per cui votano 30 mila compagni elettori di Caserta, fedeli al motto: non capisco, ma mi adeguo. Lo zoccolo duro, si sa, è lento a capire.

Lui, il Migliorista, aveva chiara la traiettoria del Partito Operaio già nell'85: “E' il riformismo europeo il punto di approdo del PCI”. E' stato ancora più chiaro, questo compagno gentiluomo, così somigliante a Re Umberto (forse per questo parlando di sé, usa il plurale majestatis?) in un'intervista rilasciata il 6 marzo '92: “Ci caratterizza l'antica convinzione che il Pci abbia tardato a trasformarsi in un partito socialista democratico di stampo europeo”. Ora che l'Italia è in amministrazione controllata per conto del Sistema angloamericano, Napolitano sente (o s'illude) che sia venuto il momento di dar corpo alla sua antica convinzione. “Serve uno sforzo per trovare nuove aggregazioni”, ha dichiarato: il sistema maggioritario uninominale “rende possibile una scelta chiara da parte dei cittadini di raggruppamenti che tendano ad alternarsi nel governo del Paese”.
Il suo progetto è dunque chiaro. Napolitano condivide da antica data il disegno che vorrebbe ridurre la scena politica italiana al modello del “bipartitismo perfetto” made in United Kingdom, della “democrazia funzionante” made in Usa: due formazioni, una “conservatrice” e una progressista”, ma entrambe “laiche”, che si alternano al governo di facciata, obbedienti al governo mondiale di fatto che, dietro, comanda in perpetuo da Wall Street.
Lo stesso identico progetto di La Malfa, di Maccanico, di Segni: quello a cui si allude, nel Nuovo che Avanza, come al “problema dell'alternanza”. Chissà che, visto da Wall Street, proprio Napolitano non sia uno dei possibili candidati alla guida del futuro Democratic Party italiano.
Dopotutto Napolitano, all'indomani del crollo del comunismo all'Est, auspicava per il Pci “un ricongiungimento fecondo con la cultura “laica” nel passato confrontatasi aspramente con la cultura marxista”.
Un segnale chiaro per gli Iniziati.
Di fatto, Napolitano, sembra l'erede di un progetto “laico -borghese” che è annidato da generazioni nel Pci e, come un virus opportunista, ha aspettato le condizioni per diventare attivo. Non a caso, quando i grandi giornali parlano di Napolitano, lo definiscono “l'allievo più brillante di Amendola”. Il riferimento è a Giorgio Amendola. Comunista sui generis, a cui lo stesso Napolitano ha attribuito la paternità del progetto: “La ricerca sul piano ideale, culturale e politico di una saldatura tra liberalismo e socialismo”.


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