one love
di Elena Petrosino
Sono Brian, giovane omosessuale, sono uscito allo scoperto fondando un movimento per la protezione di gay e lesbiche in Giamaica. Stamane la polizia ha trovato il mio corpo inerme, senza vita, avvolto in un manto rosso che era la mia linfa vitale. Ieri alcuni uomini sono entrati nel mio appartamento, mi hanno insultato e picchiato, poi sgozzato con un coltello. Prima di lasciare il luogo del brutale assassinio hanno messo a soqquadro la mia casa: la polizia infatti parla di un tentativo di rapina finito male. I miei amici sostengono invece che l’omicidio sia collegato direttamente al mio impegno pubblico di lotta alle discriminazioni.
Sono un uomo costretto a non portare più il suo nome, costretto ad abbandonare la sua casa, il suo lavoro, la sua vita sociale e affettiva. Alcuni mesi fa, un mattino d’estate, 13 persone rastafarian sono piombate a casa mia, hanno insultato e picchiato selvaggiamente me, un amico gay e i 4 lavoranti della mia azienda di giardinaggio. Da quel giorno, nonostante le denunce alla polizia, sono costretto a sopravvivere nella clandestinità, dimentico della mia vita, nascosto fino alla sentenza del processo. Tra i nostri aggressori c’è anche il noto cantante Buju Banton che con i suoi calci si è portato via il mio occhio per sempre, mentre mi diceva "We don't want any battyboys (slang giamaicano: omosessuali) in our area": nonostante la denuncia, la polizia non lo arresta adducendo che sia irreperibile.
Sono solo due voci narranti della Giamaica, isola dove l’odio omofobico ha prodotto 30 vittime nel corso dell’ultimo anno -la Giamaica con il Brasile detiene il primato di morti ammazzati ogni anno-. Con la sua politica liberticida il governo lascia ampie maglie a omicidi e violenze: spesso le forze dell'ordine colpiscono direttamente gli omosessuali, ma sono conniventi anche con chi commette i crimini.
Da un punto di vista normativo, la Legge sui reati contro la Persona proibisce "gli atti di esplicita indecenza", cioè atti osceni in luogo pubblico. La sezione 76 di questa legge include il reato di "sodomia", inteso come rapporto anale tra un uomo e una donna o tra due uomini, senza che sia necessario che vi sia uso della forza o negazione del consenso. La pena prevista è fino a dieci anni di carcere. Quotidianamente queste norme vengono interpretate unicamente per perseguire chi commette atti omosessuali, come ci ricordano i legali giamaicani più impegnati sul fronte dei diritti civili.
Amnesty International è intervenuta più volte per chiedere al governo, nella persona del Primo Ministro P.J. Patterson, di abolire le Leggi contro la sodomia (retaggio dei colonizzatori inglesi) e di approvare invece una legge contro i crimini d’odio: linciaggi, omicidi e stupri. Nonostante le pressioni internazionali per l’abolizione di queste leggi, ancora di recente il governo di Kingston ha ribadito la sua politica discriminatoria.
L’anno scorso l’organizzazione gay inglese Outrage! ha lanciato una campagna contro un altro fenomeno che da alcuni anni ha preso piede in Giamaica: i messaggi omofobici contenuti in una parte della musica dancehall reggae. La campagna "Stop the killing music" consiste nel boicottaggio dei concerti europei di alcuni artisti apertamente anti-gay: Sizzla, Capleton, T.O.K., Elephant Man, Beenie Man e il già citato Buju Banton. Solo un esempio che vale per tutti: Sizzla canta "Bum Bum, i finocchi devono essere uccisi" in Boom Boom, mentre in Pump up "Date fuoco agli uomini che fanno sesso con altri uomini", mentre nel brano Get to da point "Sodomiti e finocchi, dico morte su di loro" e "vado e sparo ai finocchi con un’arma".
Questa estate in Inghilterra, Francia, Germania e in molte città italiane, dopo le forti proteste dei movimenti omosessuali e di alcuni sindaci, sono state cancellate molte date dei concerti previsti. Si pensa così di eliminare gli atteggiamenti omofobici nella musica reggae facendo leva sul danno economico provocato ai cantanti, alle case discografiche e ai promoters musicali.
Queste iniziative purtroppo non risolvono la questione di fondo che è dovuta da un insieme di fattori storico-culturali. La Giamaica è ancora troppo permeata dalle tensioni e dalle contraddizioni del dominio coloniale, dalle pessime condizioni economiche e dalla corruzione delle istituzioni che non fanno altro che ostacolare il cambiamento culturale verso la legalità e il rispetto. Questa è l’isola dove sono glorificate la violenza, le armi e il discredito verso la figura femminile. Un altro elemento importante è senza dubbio il peso della religione: tutte le diverse comunità religiose che si riferiscono alla Bibbia sono marcatamente contrarie all’omosessualità.
La cultura giamaicana è da sempre maschilista e omofoba, costruita attorno al culto della virilità e del "big bamboo". Non stupisce così che gli omosessuali siano l'obiettivo di crimini violenti e che, nonostante siano brutalizzati, insultati, spaventati, spesso non sporgano denuncia contro i loro aggressori per timore della condanna sociale che graverebbe su di loro.
Dobbiamo ricordare però anche l’altra faccia della medaglia. Mi viene in mente quel Bob Marley, solo per citarne uno, che non ha mai veicolato i principi culturali e religiosi della sua terra verso la violenza, la discriminazione e l’odio.
Non vogliamo più dover dare voce a persone come Brian o alle persone costrette ad una vita di clandestinità. Sosteniamo tutte le azioni e le campagne volte alla lotta di ogni discriminazione, e portatrici di un cambiamento culturale che rivendichi in modo forte il rispetto e l’autodeterminazione delle persone, in ogni parte del mondo.