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MERCOLEDI' 1 GIUGNO-ATTRAVERSO I LORO OCCHIcinema-PROMISES+ JENIN JENIN
{ 27/05/05 13:51 }






PROMISES

regia: B. Z. Goldberg, Justine Shapiro, Carlos Bolado – sceneggiatura: Stephen Most – fotografia: Yoram Milo, Ilan Buchinder – USA/Palestina/Israele 2001, 100’



Come vivono i bambini palestinesi e quelli ebraici in una Gerusalemme carica di tensioni e divisa tra due comunità? Com’è il loro rapporto con "gli altri" e cosa li accomuna? Promises ritrae il quotidiano di sette bambini e documenta il modo in cui il conflitto influenza la loro vita. Osservatori partecipi, i registi scoprono le vie di trasmissione di vecchi rancori, ma sono anche testimoni di inaspettate aperture, a volte persino di illuminazioni sbalorditive, con cui i ragazzi analizzano la propria condizione.

Documentario (nomination all'Oscar nel 2002) girato a Gerusalemme e nei territori palestinesi fra il 1995 e il 2000, in un periodo di relativa tranquillità, prima dell'inizio della seconda Intifada.
Sette bambini che crescono a distanza di pochi chilometri o persino di pochi isolati, percepiscono realtà totalmente differenti e assimilano convinzioni e modi di vivere quasi opposti, insieme a odi e desideri di vendetta purtroppo molto simili. C'è Faraj, palestinese che vive nel campo profughi di Deheishe, cui la nonna fa vedere costantemente la chiave della casa di famiglia, abbattuta dagli israeliani. Ci sono i gemelli Yarko e Daniel, che vivono a Gerusalemme e ogni giorno temono per la propria vita, salendo sull'autobus che li porta a scuola. C'è Sanabel, figlia di un giornalista palestinese, imprigionato da anni nelle carceri israeliane senza che ancora sia stato formulato un capo d'accusa nei suoi confronti. C'è Moishe, che vive con la sorellina e i genitori in un insediamento ebraico nel territorio palestinese; reticolato e militari con i mitra spianati salvaguardano le sue corse in bicicletta e i suoi giochi di bambino. Ma qualcosa lo fa sembrare già grande: il ricordo dell'amichetto saltato in aria in un attentato insieme alla madre, e le parole dure e senza pietà verso i nemici palestinesi. «Ogni arabo ucciso è un arabo in meno sulla nostra terra» dice, con sguardo serio.
I bambini raccontano paure e pregiudizi reciproci, ma anche le loro passioni, ad esempio per lo sport o la danza.
Ciascuno vede un nemico nell' "altro" e nessuno di loro ha mai avuto rapporti di amicizia con bambini dell'altro popolo. Ma quando gli autori del film propongono un incontro, i ragazzi, superate le resistenze iniziali, si dimostrano curiosi e poi entusiasti all'idea.
Così i gemelli israeliani entrano nel campo profughi accolti dal gruppo di piccoli palestinesi e in poco tempo differenze e divisioni scompaiono. Sono semplicemente bambini che giocano, ridono, scherzano: il loro linguaggio diventa lo stesso. E quand'è il momento di lasciarsi, dispiace a tutti.
Il film non prevede però alcun lieto fine forzatamente ottimista; infatti, risentiti dopo un certo periodo, i ragazzi dicono di essersi persi di vista. Ognuno è tornato nel suo mondo, la separazione continua. Ma tutti e sette i protagonisti del documentario si dichiarano convinti che l'unica soluzione possibile sia la pace, e il tentativo di incontrarsi senza spararsi addosso.

alla fine di Promises verrà proiettato, fuori programma, il documentario "Jenin Jenin".


JENIN JENIN
di Mohammed Bakri, Territori occupati palestinesi 2001 , 54’


"Come faranno mai gli israeliani a rimediare a tutto questo?" Si chiede un giovane palestinese, mentre si aggira fra le rovine del campo profughi di Jenin (Cisgiordania). "Ci ammazzano i figli e noi ne facciamo altri: c'è sempre un modo per porre rimedio.. Sono loro i perdenti, davvero".
Chi parla, è uno dei protagonisti del documentario “Jenin Jenin”, vivida testimonianza sull’attacco portato dalle forze dell’esercito israeliano nell’aprile del 2002 ai danni del campo profughi di Jenin, intervento senza precedenti che si è protratto per undici giorni - dal 2 al 19 aprile - e ha lasciato un numero imprecisato (600?) di morti sul campo; nessuna commissione d'inchiesta nazionale o internazionale è mai stata autorizzata.
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4 SI' per l'autoderminazione!
{ 29/05/05 13:59 }





Per l'autodeterminazione e la libertà di scelta

La norma attuale assicura al "concepito" gli stessi diritti della madre e di ogni persona nata. Per concepito si intende già l´ovulo fecondato, ancor prima che si formi l´embrione. È la prima volta al mondo che questo avviene per legge.
Stabilire che un ovulo fecondato ha gli stessi dritti di una persona nata è un´
affermazione etica e di parte, che però rischia di avere conseguenze pratiche
assai rilevanti. Se questa affermazione fosse valida, ad esempio, si
rischierebbe di mettere in discussione radicalmente la legge 194
sull´interruzione volontaria di gravidanza, legge che ha prodotto l´esit
positivo della riduzione degli aborti in Italia.


Per consentire nuove cure

La legge attualmente vieta ai ricercatori di utilizzare cellule staminali prelevate da embrioni non utilizzati. Le cellule staminali sono cellule che,
debitamente orientate, sono capaci di moltiplicarsi, consentendo la cura di una serie di organi vitali.
La ricerca sulle staminali è fondamentale per combattere malattie come il cancro, la sclerosi, l´Alzheimer, il Parkinson, il diabete e molte altre ancora.
Si tratta di problemi che, solo in Italia, investono circa 12 milioni di persone a cui la legge 40, così com´è, sottrae una speranza fondata di guarigione.


Per la tutela della salute della donna

Questo quesito è quello che più investe la salute della donna. La donna che,
per mettere al mondo un figlio, è costretta a ricorrere alla fecondazione
assistita è chiamata ad affrontare un percorso impegnativo, sul piano fisico e
psicologico. Attualmente, la legge 40 lo complica ulteriormente.
Prima di tutto, non consente il congelamento degli embrioni e obbliga la
fecondazione si un numero massimo di tre ovuli alla volta. Questo obbliga la
donna, in caso di insuccesso del trattamento, a sottoporsi a più cicli di cura,
con possibili danni per la sua salute.
Inoltre, non permette alle coppie portatrici di malattie genetiche e infettive la cosiddetta "analisi preimpianto", cioè un esame dell´embrione prima del suo
trasferimento nell´utero della donna. Si espone così la donna a un doppio
trauma: la possibilità di impiantare un embrione malato e la conseguente
probabilità di dover ricorrere a un aborto terapeutico.
Infine, la legge impedisce alla donna di cambiare idea, poiché impone il trasferimento dell´ovulo fecondato anche in assenza di un suo rinnovato consenso.

Per la fecondazione eterologa

La fecondazione eterologa è una pratica a cui si ricorre solo in casi di grave
sterilità.
Si tratta di una tecnica che consente la fecondazione assistita anche
utilizzando gameti di donatori esterni alla coppia. La legge attualmente la
vieta categoricamente. Ma impedire a una coppia di ricorrere a un donatore
esterno può produrre solo due effetti: vietare per sempre alla donna di quella
coppia di partorire o costringerla, se la coppia può permetterselo
economicamente, a recarsi in uno dei paesi dove la fecondazione eterologa è
consentita.

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AMNESTY CONDANNA LA BOSSI-FINI
{ 25/05/05 16:49 }





da repubblica.it

Nel rapporto annuale dell'organizzazione internazionale
dito puntato sulla violazione dei diritti degli immigrati
Amnesty bacchetta le leggi italiane
"La Bossi-Fini deporta i rifugiati"
"Norme vaghe contro tortura, pena di morte e commercio di armi"


di CRISTINA NADOTTI

I rifugiati della Cap Anamur furono respinti dall'Italia
ROMA - Un paese che non apre le sue porte a chi chiede asilo, dove le leggi per garantire i diritti umani, all'interno dei confini o all'estero, possono sempre aspettare, perché prima si ammorbidiscono quelle contro il commercio di armi. Un paese che le organizzazioni dei diritti umani tengono sotto osservazione perché "deporta decine di cittadini stranieri da Lampedusa". Nella sezione dedicata
all'Italia, il rapporto annuale sui diritti umani di Amnesty International punta il dito soprattutto contro la Bossi-Fini, la legge sull'immigrazione, e sottolinea le proposte di legge o miglioramenti di quelle esistenti sui diritti umani, che attendono di essere approvate.

"Permane un quadro legislativo insufficiente, che di fatto impedisce l'effettivo esercizio del diritto di
asilo", dice Amnesty in apertura del capitolo italiano e sottolinea come sia l'organizzazione non governativa indipendente, sia l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, hanno più volte sollevato presso il governo "preoccupazioni sulla tutela legale, l'identificazione, il trattenimento e le procedure di asilo".

Accoglienza ai rifugiati. Il rapporto ricorda i casi della nave Cap Anamur, a bordo della quale 37 disperati sono stati tratti in salvo, ma poi espulsi (
tranne uno) dal Governo italiano, e la "deportazione" degli immigrati verso Egitto e Libia, respingimenti avvenuti, secondo Amnesty "in violazione delle principali convenzioni in materia di diritti umani e dei rifugiati".

Il Governo non solo ha operato in contrasto con leggi internazionali, ma quando Amnesty ha chiesto di poter
vedere i centri per stranieri in Italia ha fatto cadere nel nulla la richiesta. "Il ministro dell'Interno Pisanu non ha risposto alla lettera della Segretaria generale di Amnesty International che, il 15 marzo 2005, chiedeva l'accesso dei ricercatori dell'organizzazione ai centri". Un modo di fare reiterato, poiché non ha voluto neanche fornire
maggiori dettagli sulla natura giuridica e sul contenuto degli accordi di cooperazione con la Libia.

Tortura, pena di morte e cooperazione internazionale.
L'atteggiamento del Governo è passivo riguardo all'approvazione di miglioramenti delle leggi per la
lotta alla tortura, alla pena di morte e per la cooperazione con la Corte penale internazionale. In
pratica non si perfezionano le leggi per
l'applicazione di protocolli sottoscritti a livello internazionale, oppure, come nel caso della tortura,
si inseriscono emendamenti che lasciano scappatoie a chi la utilizzasse.

Commercio di armi. L'Italia nel 2004 ha venduto armi per 1,5 miliardi di euro, aumentando del 16 per cento le autorizzazioni alle esportazioni di armi da guerra.
In pratica armiamo paesi come Malaysia, Turchia e Cina, dove i diritti umani sono sistematicamente calpestati, oppure alimentiamo conflitti internazionali, come quello tra India e Pakistan.

Amnesty denuncia poi una "strategia di svuotamento della legge 185 del 1990 (che disciplina il commercio
di armi n.d.r.) e di non applicazione del codice di Condotta europeo" oltre a una "volontà del Governo di modificare la stessa legge e di rendere meno trasparenti le informazioni comunicate al Parlamento, per esempio quelle sulle transazioni bancarie".

Le buone notizie. Una sola: il 6 aprile 2005 il Parlamento ha approvato un contributo di 120 mila euro per il Fondo delle Nazioni Unite per le vittime di
tortura. Il nome dell'Italia compare nell'elenco delle buone notizie, mese per mese, del rapporto annuale di
Amnesty altre tre volte, ma non ne può andare fiera. Il nostro paese è citato perché il Parlamento Europeo è intervenuto, lo scorso aprile, contro le espulsioni collettive di cittadini stranieri da parte dell'Italia, e perché la Corte Europea ha accolto il ricorso di cittadini stranieri espulsi da Lampedusa.
Buona notizia, poi, quella che la compagnia aerea Blu Panorama, dopo le sollecitazioni di Amnesty e altre
associazioni per i diritti umani, non ha più messo a disposizione i suoi aerei per le deportazioni dei cittadini stranieri.
Davvero poco per consolarsi.
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Assemblea dei lavoratori “atipici”-25 maggio 2005 ore 15.30-18.00
{ 23/05/05 14:42 }

25 maggio 2005 ore 15.30-18.00




Assemblea dei lavoratori “atipici”
dell’Università di Venezia

-collaboratori coordinati e continuativi
(amministrativi, tecnici o con funzioni didattiche),
-assegnisti di ricerca,
-collaboratori occasionali, ...

Sono invitati tutti coloro che lavorano senza un regolare
contratto di lavoro e quindi con minori diritti e tutele.

25 maggio 2005 ore 15.30-18.00
Ca’ Bottacin, Calle Crosera
aula B2 (al piano terra)

-La contrattazione sui lavori atipici a Ca’ Foscari
-Le priorità della piattaforma locale
(http://venus.unive.it/cgil/ alla sezione marzo 2004)
-Quali sono i diritti dei lavoratori atipici?

I nostri obiettivi:
- ridurre l’abuso del lavoro “atipico” e aprire prospettive di stabilizzazione
- introdurre maggiori tutele per gli “atipici” esistenti e gli assegnisti di ricerca

Per raggiungerli abbiamo bisogno di confrontarci con voi, conoscere i vostri problemi e bisogni, definire le priorità.

Cgil – NidiL (Nuove identità di lavoro)
Cgil – FLC (Federazione lavoratori della conoscenza)
ADI (Associazione Dottorandi e Dottori Italiani)
RSU – Ca’ Foscari
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MERCOLEDì 25 MAGGIO-TICKET TO JERUSALEM
{ 21/05/05 02:07 }





TICKET TO JERUSALEM



Nazione e anno: Fr.-Olanda-Palestina 2002

Durata: 82 min.

Interpreti: Gassan Abbas, Areen Omary, Reem Ilo, George Ibrahim, Imad Farageen

Regia : Rashid Masharawi
Jaber e Sana, sono una coppia palestinese che vive a Ramallah in un campo profughi.
Jaber gira con un cinema mobile,che rischia la vita per far sorridere ogni giorno i bambini, figli della guerra, proiettando su schermi precari, con mezzi precari, delle pellicole sbiaditementre; Sana è volontaria nei servizi d'emergenza.
Un giorno Jaber conosce una insegnante che gli propone di fare proiezioni nella zona vecchia di Gerusalemme. Ma la relazione di Jaber con Sana si incrina, perché lei, non comprendendo i motivi per cui Jaber rischi la vita andando e venendo da Gerusalemme, pensa che lui le nasconda qualcosa.
Intraprendere un progetto che parli di avvenimenti che più i giorni passano più bruciano, è molto rischioso perché si rischia di cadere nella retorica o nel proclama.
Rashid Masharawi ci parla della situazione nei territori occupati osservandola dall'interno.
Il film ovviamente è un film sull'assedio che da troppo tempo è subito da gente alla quale non è rimasto più nulla. Però ci parla anche dell'ostinazione con la quale si tenta di vivere una vita quotidiana che è fatta delle piccole cose. Jaber, il personaggio principale (interpretato da Ghassan Abbas), la guerra la vede in televisione, ma la sente dentro. La moglie Sana (interpretata da Areen Omary) la guerra la vede ogni giorno sul campo ma non vuole sentirla. Eppure Jaber sente che bisogna ribellarsi ad uno stato di cose che uccide la dignità dell'uomo. Bisogna ribellarsi alla prepotenza dei coloni che ti portano via la vita.
Il film è di una semplicità disarmante (e bisogna essere proprio bravi per parlare di cose così grandi in maniera così semplice); non c'è bisogno di parlare di intifada (anche se la foto di Arafat è in ogni casa) o di carri armati israeliani (che in tutto il film fungono da muri) o di terrorismo (che non può servire a niente) per far sentire tutto il dolore che purtroppo c'è.
Eppure il film non ci parla solo di questo: ci parla del cinema. La forza del cinema che riesce a raggiungere il cuore di tutti. Il cinema che è un'arma, una colomba, la voglia di cambiare le cose.
Nella stanza spoglia di Jaber spicca una fotografia di Marilyn Monroe, è riuscita a valicare tutti i blocchi, così come c'è riuscito il sogno che per sempre accompagnerà tutte le persone che continueranno a combattere per i loro diritti.
Perché la guerra in fondo è solo una questione di soldi e il sogno non si compra mai.
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TRIBUNALE DEL RIESAME DI VENEZIA: ILLEGITTIMI I SEQUESTRI CONTRO I VENDITORI ITINERANTI
{ 21/05/05 01:20 }





Lo andiamo dicendo da tempo: il problema non è quello che fai ma chi sei!
Ci riferiamo sempre alla questione della vendita itinerante praticata da cittadini immigrati in centro storico, rispetto alla quale negli ultimi giorni si è sviluppata un'ulteriore campagna di criminalizzazione facendo passare in secondo piano le reali motivazioni della situazione di demenziale tensione che si sta vivendo. Come se non bastasse una legge regionale razzista, varata per volontà di un consigliere leghista, che vieta la vendita itinerante soprattutto perché è inviso chi la pratica, negli ultimi giorni gli stessi che fino a qualche settimana fa avevano una licenza valida, non solo diventano degli abusivi ma la stessa loro merce diventa illegale. Lo dice la Guardia di Finanza che li denuncia per violazione degli articoli 517 e 474 del C.P. (contraffazione), lo dice l'ASCOM, lo dice Vianello, vicesindaco che impiega tutta la sua polizia urbana a piantonare calli e campi ma non si degna di confrontarsi coi venditori (meglio gli incontri coi comitati per l'ordine pubblico!), lo amplifica la stampa senza alcun diritto di replica.
Tutti uniti nell'opera di linciaggio contro gli abusivi, gli illegali della contraffazione!

Ma come, ma non si tratta della stessa merce venduta in negozi e bancarelle magari da associati ASCOM? Ma non ci sono le fatture e le bolle di accompagnamento? Ma non esiste differenza tra imitazione e contraffazione nei termini e nella sostanza? Ma non ci sono anche le sentenze dei tribunali?

Macchè!

Chi li ascolta questi venditori? Li ha ascoltati questa mattina un altro tribunale del riesame ed anche questa volta ha dato loro ragione: le ipotesi di reato contestate sono illegittime come illegittimo, (pretestuoso e persecutorio aggiungiamo noi) l'operato della guardia di Finanza.
Si darà la stessa rilevanza a questa notizia come ai piagnistei dei commercianti veneziani? Chissà!
Questa amministrazione comunale continuerà a considerare la questione come faccenda di ordine pubblico oppure pensa che ci sia una questione sociale da affrontare?
Nel frattempo questa mattina abbiamo dovuto occupare l'assessorato al commercio per ottenere semplicemente una risposta alla nostra richiesta di confronto con gli assessorati competenti dopo settimane di attesa. Sono stati più veloci nel decidere la linea dura, la tolleranza zero, nel ridurre una problematica complessa a questione di polizia ed addirittura offensivamente questione di decoro urbano.

Rimane il problema, che non sono i venditori itineranti, né la loro merce ma una demente legge regionale: iniziamo di nuovo da questo punto.

RETE ANTIRAZZISTA/VENEZIA
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no alla privatizzazione dell'acqua
{ 27/05/05 00:17 }




Comunicato stampa: no alla privatizzazione dell'acqua
>
> I comitati civici per la difesa dell'acqua,
> considerata la difesa poco
> tecnica e tutta politica, tenuta presso il TAR nella
> seduta di oggi 25
> maggio 2005, dall'avvocato on. Riccardo Marone,
> deputato DS, rappresentante
> dell'ATO 2 (Napoli-Caserta), esprimono tutta la loro
> indignazione per la
> suddetta scelta.
>
> Ancora una volta dobbiamo constatare la mancanza di
> ascolto ed il silenzio
> da parte di Jervolino, Di Palma e Bassolino,
> nonostante le nostre precedenti
> sollecitazioni. In attesa della decisione del TAR,
> ribadiamo la nostra
> volontà a proseguire e intensificare una serie di
> iniziative popolari, in
> quanto i cittadini devono sapere quanto sta
> accadendo sul bene acqua, di cui
> sono i primi fruitori.
>
> In questo momento, e prima della scadenza del bando
> di gara, previsto per il
> 30 giugno, ribadiamo ai partiti e alle istituzioni i
> nostri tre NO:
>
> NO alla riconferma del CDA dell'ATO2, che ha
> deliberato per la
> privatizzazione del Sistema Idrico Integrato (SII),
> nell'assemblea dello
> scorso 23 novembre.
>
> NO alla consegna del SII, di Ato2 e Ato3 da parte
> della Regione, a
> Eni-Acqua.
>
> NO alla delibera regionale per la formazione del
> "Club dell'acqua", per la
> gestione privata delle acque sorgive e
> l'imbottigliamento delle acque
> minerali nella Regione Campania.
>
> Confermiamo la richiesta
>
> per l'annullamento della delibera ed il blocco del
> bando di gara;
>
> per una gestione completamente pubblica, quindi "in
> house", del SII;
>
> per la ripubblicizzazione delle infrastrutture, come
> gli acquedotti.
>
>
> Napoli, 25 maggio 2005
>
>
> Comitati civici per la difesa dell'acqua
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WTO: BEPPE GRILLO ACCETTA LA CANDIDATURA A SEGRETARIO GENERALE!
{ 21/05/05 20:24 }





La WTO l' alternativa
all'ultraliberista Pascal Lamy


Roma, 20 maggio 2005 - Inoltriamo la lettera aperta con la quale Beppe
Grillo ha accettato la candidatura a segretario generale della Wto.
...

UN COMICO AL WTO


Una serie di organizzazioni italiane hanno avuto una bella idea che mi
lusinga: Beppe Grillo direttore generale della Organizzazione Mondiale
per il Commercio (OMC. In inglese: WTO World Trade Organization).

Come potete immaginare, io so fare bene il mio mestiere, ma non
pretendo di farne altri. Quindi, state tranquilli, non lascerò i
teatri e i palazzetti per un ufficio a Ginevra.

Le mie chance di convincere Bush e Chirac ad accettare la mia
candidatura non sono altissime.
Sono invece migliori le mie chance di convincere molta gente a porsi
qualche domanda sulle cose che compra e che sono dettate dalle attuali
regole del commercio mondiale:
- perché dobbiamo mangiare cibi contaminati da organismi modificati
geneticamente senza avere il diritto di saperlo, se la contaminazione
è meno dello 0,9%?
- perché a Genova costa meno fare il pesto con il basilico del Vietnam
che con quello ligure?
- perché nel bergamasco la polenta si fa con il mais argentino, ma
nessuno ce lo dice?
- come mai un litro di petrolio costa la metà di un litro di acqua
minerale?


Se chi governa il commercio mondiale ha creato una situazione dai
risvolti tragici e comici, allora anche un comico può portare il suo
contributo.

Accetto volentieri di fare da detonatore a questa provocazione. Per
terminare la mia tournèe e per conoscere e ringraziare almeno alcuni
degli amici di questo blog, stiamo cercando di organizzare uno
spettacolo gratuito su questi temi. Se le autorizzazioni e le
infrastrutture ci permetteranno di farlo, ve lo diremo al più presto.



Beppe Grillo
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Lettera della rete antirazzista alla Nuova Venezia dopo gli ultimi articoli sulla vendita itinerante
{ 16/05/05 21:13 }





Una lunga lettera per puntualizzare alcune questioni di ordinaria attualità

Gentile Manuela Pivato

In relazione al suo articolo del 15.05.2005 "San Zulian, ambulanti inseguono i vigili" ci permettiamo di inviarLe alcune osservazioni. Ci sorprende l'incipit: "nei giorni in cui si tenta di dare una soluzione al fenomeno dei venditori ambulanti". La soluzione sarebbero i controlli a tappeto e l'incremento delle forze di polizia nella repressione degli immigrati che esercitano la vendita itinerante? Forse voleva dire "ferrea applicazione di una legge regionale dal chiaro sapore razzista" approvata, per dirla come uno dei responsabili locali del partito che in regione l'ha proposta, "per difendersi da altre etnie che attentano al nostro lavoro e alla nostra identità" (sempre da un suo articolo del 14.05.2005). Non bisognerebbe mai tralasciare di ricordare queste cose, per amore di verità e per rispetto dei diretti interessati al cosiddetto "fenomeno", ovvero i venditori, che si ritrovano ad essere abusivi e quindi braccati (questo è il termine più esatto e non tanto controllati) per un capriccio legislativo.

Pensiamo che verso nessuna categoria di lavoratori o operatori, dipendenti o autonomi, del commercio o dei servizi, si abbia un tale spregio delle normali regole del confronto civile: ha mai sentito ad esempio che il riordino di banchi e bancarelle di diverse parti della città, a rispetto del tanto decantato decoro nonché della viabilità, passi attraverso il divieto sic et sempliciter dell'esistenza delle bancarelle? Se poi pensa che la soluzione a questo allarmante "fenomeno" aveva trovato soluzione in sede di trattativa comunale (la soluzione dei problemi sociali in una società democratica rimanda alla politica, la repressione degli stessi rimanda alla polizia) dopo un anno di discussioni anche, e per la prima volta, con gli operatori del commercio itinerante, c'è da sorprendersi che questi ultimi riescano a mantenere ancora i nervi saldi quando di punto in bianco ti levano tavolo e sedie della cosiddetta trattativa lasciandoti a terra senza lavoro e reddito.

Nervi saldi anche di fronte a proposte indecenti come il divieto di circolazione in città con i blocchi in piazzale Roma (già attuati dalla guardia di finanza in realtà) per evitare che "si sparpaglino" (e che sono sementi, cani, un esercito irregolare?) quando la stessa legge prevede il divieto all'esercizio della vendita itinerante e non la circolazione dei venditori stessi.

Il percorso di questi operatori può essere quindi così riassunto: prima erano clandestini e in quanto tali venivano perseguiti, poi con le sanatorie sono diventati regolari ma abusivi nel commercio e quindi venivano perseguiti, poi sono diventati regolari con licenza, partita iva, fatture ecc. ma per decreto del sovrano interdetti al lavoro e quindi vengono ancora perseguiti. Cambiando l'ordine dei fattori il prodotto non cambia!

E tornando all'articolo da Lei scritto immaginiamo che Lei fosse presente a San Zulian o la fonte sono gli eroici commercianti che proteggono i vigili? Il beneficio del dubbio e il diritto di replica non dovrebbero mai venir meno vale a dire "i commercianti sostengono" e "la versione dei venditori ambulanti è la seguente" altrimenti non solo la cronaca è monca ma è anche di parte e la mistificazione dei fatti prepara un ulteriore giro di vite.

In chiusura ci permetta una dissertazione sulle cosiddette contraffazioni perché il pressapochismo unilaterale è molto dannoso almeno per una parte dei "contendenti" (sempre gli stessi ovviamente) interessati al famoso "fenomeno" ed un serio giornalismo non se lo può né se lo deve permettere. Contraffazione ed imitazione non sono sinonimi ma sono termini da un punto di vista semantico, pratico, giuridico nonché della produzione e della distribuzione, radicalmente diversi. Per contraffazione ci si riferisce a beni o merci prodotte nei disegni e nelle forme (magari con qualità inferiore) identici a beni e merci di "privato" possesso dei "marchi" (nella fattispecie dell'attuale caso veneziano una borsa Louis Vuitton contraffatta, pur essendo di cartone o plastica e non di pelle ovvero essendo una contraffazione grossolana, ha i medesimi disegni e marchio LV). Un'imitazione invece è una merce o un bene prodotto imitando appunto nei disegni e nelle forme un cosiddetto "originale" di marca (sempre nella nostra fattispecie veneziana l'imitazione di un Louis Vuitton è contrassegnata da disegni e marchi XL). Come Lei ben sa le imitazioni non si limitano alle borse ma ci sono centinaia di articoli in libera vendita imitati (si ricorda nei tempi passati le cosiddette finte Lacoste col marchio lucertola al posto del coccodrillo? Ora ce ne sono di tutti i tipi e per tutti i gusti) e la filiera stessa di produzione è diversa rispetto alle contraffazioni: il mercato delle contraffazioni è illegale mentre quello delle imitazioni è legale. La vendita stessa delle contraffazioni è illegale (art. 474 e 517 del C.P).

Ora le confessiamo che noi dei marchi ce ne facciamo un baffo; siamo contro i marchi, i loghi, i copyright, le proprietà intellettuali ecc. siamo per il libero accesso alla cultura ed al sapere, per la pirateria multimediale ed informatica e chi più ne ha più ne metta; sa, ci sono correnti di pensiero e movimenti alquanto articolati che avanzano critiche piuttosto radicali al mondo dei marchi (si legga "No Logo" di Naomi Klein ad esempio) non ci sono mica solo i piagnistei provinciali e xenofobi di alcuni commercianti veneziani!

Ma tutto questo ci porterebbe lontano, rimaniamo al dunque.

Il venditore itinerante con licenza, fino a ieri valida, vende XL così come vendono XL negozi e bancarelle anche quelli che espongono i depliant contro la vendita abusiva. Noi ce ne siamo accorti per esigenze processuali, Lei dovrebbe rilevarlo nelle indagine giornalistiche, ne hanno preso atto anche dei giudici di un tribunale veneziano che transitando quotidianamente davanti bancarelle che vendevano XL non hanno eccepito il reato per il solo fatto che a vendere XL fosse un immigrato (la documentazione è già stata inviata alla Nuova Venezia). Il venditore itinerante immigrato con licenza, fino a ieri valida, vende XL perché può esibire fatture, bolle di accompagnamento ecc. a fini fiscali; non solo, vende XL o non LV anche perché vendere un chilogrammo di eroina e vendere una borsa LV contraffatta è la stessa cosa ai fini di un rinnovo di un permesso di soggiorno (pazzia delle leggi si dirà!). Demenziali quindi sono le affermazioni dell'associazione centro storico che compaiono nel riquadro a fianco del suo articolo sulla necessità di indagini in merito alla provenienza di extracomunitari e merci: per i primi ci sono gli indirizzi sui permessi di soggiorno e sulle licenze fino a ieri valide, sulle seconde (XL) basta leggere le fatture d'acquisto (magari anche alcuni associati ASCOM possono dare tali indicazioni); elementare Holmes! Per i marchi LV contraffatti con tutti i segugi sparsi per Venezia a caccia di venditori extracomunitari, (l'ultimo anello della filiera, in genere senza permesso di soggiorno perché come rilevato sopra uno con permesso prende una licenza, fino a ieri valida, e vende XL) , non dovrebbe essere difficile arrivare alla produzione che non crediamo, a intuito, essere extracomunitaria.

Ora in maniera analoga a quello strano percorso citato più sopra relativo a questi venditori, a quella sorta di gioco dell'oca per cui da regolare con licenza si ritorna de iure abusivo e prossimamente irregolare, ad un certo punto le merci legali, per esigenze repressive, diventano illegali e tutto diviene contraffazione (XL come LV) su decisione autonoma della Guardia di Finanza, ovviamente solo se chi vende fa parte del pluricitato "fenomeno". Non Le sembra che la legge abbia un colore? Il colore dei soldi, delle lobby e della pelle.

In chiusura di questa lunga dissertazione Le proponiamo anche di farsi promotrice di un rinnovamento linguistico nel suo giornale evitando il termine vu' cumpra' che ci sembra lesivo della dignità degli operatori del commercio itinerante immigrati Oppure, per par condicio, si appellino i commercianti veneziani doc come i "ta sboro" o i "ghe sboro": potrebbe essere un'idea.

Sempre a disposizione per qualsiasi chiarimento le porgiamo i nostri più cordiali saluti

Venezia 17.05.2005 Rete Antirazzista/Venezia


P.S. chiunque sia disponibile ad aiutare la rete antirazzista nel suo quotidiano impegno al fianco degli immigrati scriva a posta@officinasociale.org e sarà messo in contatto con i membri della rete


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SOLIDARIETA' CON I LAVORATORI MIGRANTI
{ 14/05/05 19:44 }




LA GUARDIA DI FINANZA MENTE SAPENDO DI MENTIRE

In relazione all'articolo apparso oggi 13.05 su La Nuova Venezia dal Titolo "Blitz contro i vu' cumprà, tensione alle stelle" rileviamo le seguenti affermazioni attribuite alla guardia di finanza: "I finanzieri spiegano di essere in possesso di perizie giurate da parte di esperti delle diverse griffe che testimoniano la contraffazione dei modelli. Aggiungono che ogni sequestro viene convalidato da un pm e che sinora nessun processo è stato perso".
Orbene la Guardia di Finanza mente sapendo di mentire.

Possiamo fornire documentazione relativa ad analoga operazione svolta dai carabinieri di Venezia il 23 giugno 2004 nella quale si contestavano i reati di contraffazione (art. 474 e 517 C.P.) su imitazioni grossolane regolarmente acquistate e fatturate (stessa merce rispetto alla quale la Guardia di Finanza contesta il reato ora).
Il tribunale del riesame del 14. 07. 2004 aveva stabilito l'insussistenza del reato ordinando il dissequestro. Lo stesso pm ha chiesto in seguito l'archiviazione.
Il fatto che non vi siano recentemente sentenze rispetto all'operato della guardia di finanza è determinato semplicemente dai tempi giudiziari avendo avviato tale tipo di operazioni solo nelle ultime settimane: dal sequestro ci sono 10 giorni per fare ricorso, poi bisogna aspettare che il tribunale del riesame esamini la questione.
Sono già stati avviati dei ricorsi in merito e stiamo attendendo che il tribunale del riesame si pronunci.
Se poi l'operato della guardia di finanza è dettato da perizie giurate di periti di parte, almeno così si evince dall'articolo, e non da sentenze dei tribunali la questione diventa ancor più grave.
Non ci si dica poi che la guardia di Finanza adotta questo solerte atteggiamento verso negozi, bancarelle a Venezia o a Mestre sulle grossolane imitazioni di borse e di migliaia di altri articoli di provenienza cinese perché non siamo dei creduloni così come non pensiamo che le varie forze di polizia si attivino così sulle centinaia di abusi del commercio veneziano! C'è poco da fare anche la legge ha un colore!
Infine rileviamo dalle dichiarazioni di Michele Vianello che questi pare ignorare che ci sia già stato un anno di discussioni e trattative per la risoluzione della problematica della vendita itinerante con soluzioni ampiamente condivise dalle varie categorie economiche (assegnazione di alcune zone e esclusione di altre per la vendita itinerante) e che solo una demente legge regionale ha azzerato tutto portando all'attuale situazione. Non dovremo mica sempre ricominciare da capo?

Rete Antirazzista/Venezia
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IMMIGRATI E VENDITA ITINERANTE:

QUANDO IL SOPRUSO DIVENTA LEGGE, LA LEGGE NON VALE …


Scorrendo la cronaca locale di questi giorni in merito alla vendita itinerante esercitata dai cittadini immigrati a Venezia è davvero difficile mantenere la lucidità e non essere completamente sopraffatti dallo sconforto e dalla rabbia .
I fatti che accadono ormai quotidianamente in città sono la manifestazione concreta dei risultati dell'entrata in vigore della nuova legge regionale sul commercio itinerante, che, calpestando ogni diritto acquisito da parte dei lavoratori immigrati e tutte le prerogative comunali in materia di commercio, vieta la vendita all'interno dei centri storici dei maggiori comuni, gettando di punto in bianco sul lastrico centinaia di migranti che svolgevano questa professione.
Ecco alcuni dei risultati prodotti da questa legge, desumibili dagli ultimi episodi di cronaca :
Ripresa alla grande delle scene vergognose e squalificanti di caccia all'uomo in città (con la differenza, rispetto a prima, che "prede" e "cacciatori" si sono moltiplicati, le prime comprendendo ora anche regolari lavoratori immigrati dotati di licenza, permesso di soggiorno, fatture di regolare acquisto della merce, dichiarazione dei redditi ecc., i secondi comprendendo tutti i tipi possibili di forze dell'ordine in numero maggiore che mai, come se non ci fosse nessun'altra emergenza da affrontare ) ;
azzeramento di un lungo percorso negoziale, svoltosi tra tutte le parti in causa, che aveva prodotto una proposta di soluzione accettabile per tutti e che di tutti tenesse conto;
sentimenti di esasperazione, umiliazione e rabbia da parte dei molti venditori immigrati che avevano portato a termine un percorso di regolarizzazione della loro attività e che ora riprecipitano della condizione di "abusivi" e "irregolari" ;
aumento vertiginoso della tensione in città e degli episodi di provocazione e di intolleranza da parte di forze (lega Nord, Ascom, cittadini per Venezia ecc) che, dopo essere stati di fatto gli inventori di una "emergenza venditori immigrati", ora possono contare su un appiglio in più nella loro campagna. Leggiamo dai quotidiani la richiesta di bloccare gli extracomunitari quando arrivano la mattina a Piazzale Roma, in modo da impedire che poi girino per la città… come definire una proposta simile? Non solo il divieto di vendita ma anche il divieto di circolazione!! A quando il foglio di via per pericolosità sociale?
ripresa impropria dell' "allarme contraffazione" attribuendo ai venditori questo addebito il più delle volte ingiustamente soprattutto ad opera della guardia di finanza in relazione ad articoli che invece sono imitazioni grossolane normalmente in vendita anche in negozi o bancarelle (ma si sa che la legge ha un colore a volte!); eppure possiamo citare diversi esempi di dissequestri, archiviazioni e "non luogo a procedere" per questo tipo di merci, mentre non ci risulta che la tesi contrapposta abbia ricevuto finora uguali avalli giuridici.
Come già rilevato da molti, sta avvenendo che su pressione di forze e categorie potenti e intolleranti anche se numericamente minoritarie in città, un problema squisitamente politico viene affrontato come questione di ordine pubblico ed affidato alle forze dell'ordine .
Ma nessuna questione politica ha mai trovato soluzione in questo modo, e i fatti esasperati di questi giorni stanno lì a dimostrarlo. Di fronte ad una non-soluzione politica, anche l'esasperazione, non potrà che crescere perché non si ha più nulla da perdere e niente da salvare. Essere fermati cinque volte in una settimana, ricevere decine di multe da 5000 euro per aver esercitato un'attività (il proprio lavoro) che era assolutamente legale fino al giorno prima del capriccio di un legislatore, essere sottoposti a qualunque angheria in ogni momento, vedere di nuovo a rischio il proprio permesso di soggiorno (a che titolo sarà possibile rinnovarlo? Dimostrando quale reddito?) significa essere riprecipitati sul fondo e per sopravvivere si può solo cercare, ad ogni costo, di risalire e di rifar valere i propri diritti così palesemente calpestati.
venerdì scorso, in occasione della prima seduta del consiglio comunale abbiamo manifestato e richiesto un incontro con l'amministrazione, che ci aspettiamo si tenga al più presto.
Altre iniziative sono in programma per le prossime settimane, anche per arginare le forme di abuso che sempre più frequentemente avvengono, ai danni dei venditori immigrati (sequestri di borsoni chiusi contenenti merci non esposte in vendita, appostamenti ai danni di venditori immigrati che transitano, sempre con borsoni chiusi, in qualunque zona della città, in centro storico come in terraferma o negli autobus).

12.05.05 Rete Antirazzista/Venezia

chiunque sia disponibile ad aiutare la rete antirazzista nel suo quotidiano impegno al fianco degli immigrati scriva a posta@officinasociale.org e sarà messo in contatto con i membri della rete



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