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Il M.O.S.E. è in mutande
{ 30/03/06 18:22 }
COMUNICATO STAMPA DELL’ASSEMBLEA PERMANENTE NOMOSE
Le “Mutande del Mo.SE” bocciate dalla Soprintendenza ai Beni Ambientali ed Architettonici
Il sistema Mo.SE, l’insieme di paratoie mobili dal costo presunto di 4,3 miliardi di € che dovrebbe salvare Venezia e i centri abitati lagunari dalle acque alte, ad ogni esame tecnico/scientifico viene bocciato.
Bocciato dalla Valutazione d’Impatto Ambientale (prevista dalla normativa europea) del 1998, messo in mora per infrazioni in aree S.I.C. (Siti di Importanza Comunitaria) dall’Unione Europea, contestato dal Comune di Venezia in quanto le opere preliminari in corso alle bocche di porto non sono conformi ai piani urbanistici vigenti.
Non esiste a tutt’oggi un progetto esecutivo del contestato sistema Mo.SE, ma proseguono i lavori lautamente finanziati dalla Legge Obiettivo, a scapito dei finanziamenti della Legge Speciale per la salvaguardia della città e della laguna, per la realizzazione delle opere preliminari approvate per stralci.
Eppure continuano i lavori con ritmi tali da raggiungere quanto prima la soglia di irreversibilità, il momento in cui, per le opere realizzate, non si possano più rivedere radicalmente gli interventi proposti, scegliendo strade alternative, meno costose e rispettose dell’ecosistema, per difendere i centri abitati dalle acque alte.
Persino le opere di “abbellimento” del Mo.Se, progettate dallo I.U.A.V. (Istituto Universitario di Architettura di Venezia) in base ad una convenzione con il Consorzio Venezia Nuova di 650 milioni di € (tutti soldi pubblici naturalmente), sono state bocciate in questi giorni dalla Soprintendenza.
Si trattava di progettare opere che mitigassero l’impatto estetico e paesaggistico delle chiuse mobili alle bocche di porto, ma la Soprintendenza ai BB. AA. ed AA. ha bocciato tutto quello che avrebbe dovuto “abbellire” l’ECOMOSTRO, trasformandolo in una specie di Mo.SEland: i parcheggi, il ristorante, i bastioni attrezzati, il museo del Mo.SE a Punta Sabbioni, i giardini attrezzati, i percorsi ciclopedonali, le terrazze a mare a San Nicoletto.
CHIEDIAMO LA SOSPENSIONE DEI LAVORI PRELIMINARI AL SISTEMA MO.SE, in attesa che il prossimo governo valuti le richieste che vengono dalla città di rivedere radicalmente le opere per la salvaguardia, fermando il Mo.SE..
Oggi stesso, tra l’altro, il C.I.P.E., in base alla Legge Obiettivo che scavalca gli enti locali, potrebbe finanziare per altri 500 milioni di € il Consorzio Venezia Nuova, per portare avanti la parte più “pesante” del progetto delle dighe mobili.
E questo a pochi giorni dalle elezioni politiche che potrebbero mandare al governo uno schieramento diverso, il cui programma elettorale prevede di rivedere la Legge Obiettivo e di non intendere portare avanti grandi opere contro il volere delle popolazioni locali.
Insomma si vogliono imporre al prossimo governo decisioni già prese, come è successo per il Ponte sullo Stretto di Messina per la cui costruzione, nonostante un ricorso al Tar sulle irregolarità nella gara di appalto, proprio in questi giorni, è stato firmato il Contratto d’Appalto con l’Impregilo.
CHIEDIAMO CHE LO I.U.A.V, che storicamente in città ha sempre rappresentato un punto di vista critico sui problemi di Venezia e del territorio, SCIOLGA QUELLA VERGOGNOSA CONVENZIONE CON IL CONSORZIO VENEZIA NUOVA, dimostrando autonomia scientifica dai poteri forti della città.
Venezia, 29 marzo 2006
ASSEMBLEA PERMANENTE NOMOSE
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La democrazia nelle civiltà superiori - non solo degli incidenti di percorso
{ 29/03/06 17:31 }
HO VISTO
di Nando Dalla Chiesa
* Ho visto approvare in parlamento la legge sul falso in bilancio il giorno dopo l'11 settembre. Di corsa, per onorare con il nostro lavoro -così ci venne detto - i morti di New York.
* Ho visto la commissione giustizia del Senato prolungare i suoi lavori dopo la mezzanotte per tre leggi in cinque anni: per il falso in bilancio,per la Cirami, per l'immunità delle più alte cariche dello Stato.
* Ho visto aprire l'ultima legislatura con una legge ad personam, quella che abolisce l'imposta di successione sui patrimoni più grandi. E l'ho vistachiudere con una legge ad personam, quella che abolisce l'appellabilitàdelle sentenze di assoluzione.
* Ho visto il parlamento decidere quali magistrati possono o non possono restare in servizio, alzando e abbassando l'età pensionabile secondo le convenienze: fuori Borrelli dentro Carnevale.
* Ho visto il parlamento decidere quali magistrati possono dirigere gli uffici giudiziari più delicati. Insomma, ho visto il parlamento scegliere i giudici.
* Ho visto più di mezzo Senato applaudire in piedi l'appoggio alla guerra preventiva in Iraq. Ho visto la standing ovation della maggioranza e i sorrisi di festa, in attesa dei bombardamenti dei giorni dopo.
* Ho visto sbeffeggiare le senatrici che si battevano per le quote rosa. Le ho viste sommerse dagli sberleffi della maggioranza. Le ho sentite chiamare vacca e gallina.
* Ho visto togliere ai giudici di pace la competenza sugli incidenti stradali più gravi. Lavoravano troppo velocemente creando problemi alle assicurazioni. Anche alla Mediolanum.
* Ho visto portare nel parlamento repubblicano una legge per equiparare le brigate nere di Salò ai combattenti delle forze armate e ai partigiani.
* Ho visto violare il regolamento del Senato anche sei volte in due giorni. Ho visto violare la Costituzione in presenza della seconda autorità dello Stato. A volte invocando precedenti inesistenti. Altre volte senza precedenti.
* Ho visto un parlamentare svenire a un passo dall'infarto per l'indignazione, di fronte al numero legale ottenuto più volte senza pudore.L'ho visto steso a terra, insultato e fischiato dagli avversari che lo accusavano di perdere tempo.
* Ho visto censurare o bloccare negli uffici interrogazioni critiche verso il governo o verso esponenti della maggioranza; ho visto funzionari solerti mutilare i diritti costituzionali dei parlamentari.
* Ho visto rifare mezza Costituzione come niente, da personaggi senza storia. Per liberare da ogni controllo di garanzia e da ogni contrappeso il
potere di chi vince le elezioni. Per mettere lo Stato ai piedi dell'uomo più ricco e potente del paese.
* Ho visto barattare pubblicamente in aula l'unità del Paese con gli interessi televisivi del capo del governo.
* Ho visto un senatore votare per cinque, per dare alla sua maggioranza il numero legale. Ho visto tollerare anche quindici voti di assenti per
volta.
* Ho visto stabilire il tempo massimo di un giorno per discutere in seconda votazione la riforma di mezza Costituzione.
* Ho visto fischiare in un'aula parlamentare il Capo dello Stato mentre il presidente del Senato leggeva il testo del rinvio alle Camere della legge
di riforma dell'ordinamento giudiziario.
* Ho visto scritto nella relazione ufficiale della Commissione antimafia che la mafia non porta voti, che il controllo del voto da parte di Cosa
Nostra è "uno dei miti più a lungo e pervicacemente sostenuti".
* Ho visto Giovanni Falcone commemorato sull'autostrada per Punta Raisi, località Cinisi, da un ministro che aveva sostenuto che dobbiamo convivere
con la mafia.
* Ho visto un ministro definire il carcere di Cagliari un albergo a cinque stelle pochi giorni prima che vi si uccidessero due detenuti.
* Ho visto leggi importanti e sulle quali era stata annunciata una dura opposizione votate in Senato alla presenza di poche decine di esponenti
della minoranza.
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L'invasione degli Ultra-Semi...
{ 24/03/06 16:45 }
da LE MONDE DIPLOMATIQUE – gennaio 2006
Un'arma contro i contadini poveri.
OGM, MAN BASSA SULLE TERRE DEL PARANÁ BRASILIANO
Dall'Argentina, la soia transgenica oltrepassa le frontiere invadendo il Paraguay e, di contrabbando, lo stato che nel sud del Brasile confina con questi due paesi, il Paraná. Gli OGM sono utilizzati a scapito dei piccoli produttori e creano nuove forme di dipendenza. Si profila così un modello, rifiutato dai contadini latinoamericani, di monocoltura industriale controllata dalle multinazionali.
di RENAUD LAMBERT
«Terra roxa». La «terra rossa», una delle più fertili al mondo...
Ce n'è in abbondanza in questo stato del sud del Brasile, il Paraná.
«Un vero sogno - si entusiasma, Laércio Trucolo, che gestisce la produzione della fazenda (1) Chapadão, un paradiso agricolo di 1.400 ettari - . Qui si ottengono, facilmente, due raccolti l'anno. Di che far morire di invidia gli europei!» Un sogno, infatti. Sogno di profitti abbondanti per alcuni, grazie a un'agricoltura sempre più «moderna» e «tecnologica». Sogno di sussistenza e di dignità per tutti gli altri... molto più numerosi.
Trentamila fazendeiros si dividono il 70% circa dei 16 milioni di ettari coltivati del Paraná, con oltre 100 ettari messi a coltura...
a volte anche molto di più. Accanto a loro, circa 300.000 piccoli proprietari coltivano terreni che nella maggior parte dei casi vanno dai 5 ai 40 ettari, ossia circa il 27% della superficie coltivata.
Nello stesso tempo, 300.000 famiglie di «senza terra» si spartiscono la superficie restante: meno di 5 ettari ognuna. Ma per dare da mangiare a una famiglia di sei persone ne servono almeno una quindicina.
Queste famiglie sono state le prime vittime della modernizzazione accelerata dell'agricoltura nel corso degli anni '80. Occorrevano grandi superfici per espandere il «modello dell'agrobusiness, con il suo cocktail di meccanizzazione, erbicidi, concimi chimici e irrigazione intensiva», spiega Roberto Baggio, del Movimento dei senza terra (Mst). Tra il 1985 e il 1995, ogni anno, un po' ovunque nel paese, sono scomparse 100.000 proprietà agricole. «Rivoluzione verde», si sostenne. Uno slogan tutto sommato ironico, pensando alla violenza sociale e ai danni ambientali prodotti, a cominciare da una deforestazione massiccia.
All'inizio del XX secolo, sui 19 milioni di ettari che costituiscono il Paraná, la foresta ne copriva più di 16 milioni. Sotto le scuri e le seghe elettriche degli immigrati, l'area boschiva si è ridotta al punto da occupare ormai appena 1,5 milioni di ettari (l'8% della superficie dello stato).
La sparizione del fagiolo nero Nel frattempo, la regione conquistava un triste primato diventando il principale consumatore di pesticidi e fertilizzanti chimici del Brasile. E man mano che si fa il collegamento tra l'uso intensivo di questi prodotti e l'altro record nazionale del Paraná - quello del cancro del fegato e del pancreas - , si fanno sempre più numerosi coloro che sostengono, con João Pedro Stedile della direzione nazionale del Mst, che la rivoluzione verde era in realtà una «controriforma marrone».
Anche se oggi il processo di concentrazione della terra risulta praticamente stabilizzato, potrebbe però riprendere con l'arrivo dei semi transgenici che, con grande soddisfazione della multinazionale Monsanto, vengono per lo più importati di contrabbando dall'Argentina, dove sono autorizzati (2). Certo, la soia geneticamente modificata, totalmente sconosciuta nel Paraná fino a poco tempo fa, ancora oggi non supera «il 2% della produzione», minimizza il governatore del Paraná, Roberto Requião.
Ma, attorno a Francisco Beltrão, «quasi il 70% della gente produce transgenico», sostiene Juan Bedenaski, che sa di cosa parla, visto che vende erbicidi e concimi chimici agli agricoltori locali. La contaminazione avanza e il sistema delle «royalties» - diritto indipendente dal prezzo di vendita finale percepito da Monsanto per l'utilizzazione dei suoi semi, ovviamente protetti da brevetti molto rigorosi - può allora mostrare il suo vero volto (3).
Dato che nei primi anni Monsanto non ha richiesto questo pagamento, molti agricoltori sono stati tentati da semi «gratuiti», pubblicizzati dai servizi commerciali della potente multinazionale e ... da gran parte dei media. Nel 2004, però, Monsanto impone improvvisamente royalties di 0,62 real per un sacco di 60 chili. E per assurdo, molti produttori poco a poco si rassegnano a pagare anche per la soia «convenzionale», per non rischiare la multa di 1,5 real al sacco (nel 2004) imposta agli «scrocconi», talvolta essi stessi vittime involontarie di una contaminazione spontanea, da campo a campo, che nessuno controlla...
Da parte sua, la multinazionale si garantisce il sostegno delle grandi cooperative, facendole partecipi di un guadagno tanto più interessante, in quanto è già stato annunciato un aumento delle tariffe del 100% per il raccolto 2005/2006. Mentre la siccità penalizza la produttività, e l'evoluzione del corso del dollaro non lascia spiragli di speranza (4) , la morsa si stringe sui «piccoli», minacciati di esclusione...
Eppure sono loro che creano l'80% dei posti di lavoro, assicurano la redistribuzione dei redditi della terra, rafforzano l'insediamento rurale e contribuiscono alla disponibilità degli alimenti di base, che non interessano affatto gli agro-esportatori. Secondo l'Istituto brasiliano di geografia e statistiche (Ibge), la produzione del fagiolo nero - tipico delle tavole brasiliane - è passata da 38 chili per abitante nel 1938 a meno di 10 chili oggi, mentre il feijão resta sempre molto popolare. Ma questo non interessa. L'agrobusiness riesce a imporre la sua visione dell'agricoltura... Anzi, sarebbe sul punto di ottenere una vittoria decisiva, almeno secondo Baggio, per il quale i transgenici non rappresentano niente altro che «la battaglia finale per la dominazione della terra, non più da parte di un piccolo gruppo di latifondisti, ma di un gruppo ancor più ristretto di multinazionali».
Eppure, al momento dell'elezione di Luiz Inacio Lula da Silva alla presidenza del paese, nel 2002, era nata una speranza, ma la promessa di proibire gli Ogm, così come tante altre, è stata delusa. D'altronde la nomina di Roberto Rodrigues a ministro dell'agricoltura è stata una chiara indicazione di programma: Rodrigues siede infatti nel consiglio di amministrazione della fondazione Bunge, una delle grandi multinazionali del mercato dei semi.
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Notizie dall'Afghanistan
{ 23/03/06 16:17 }
Che cosa sta succedendo in Afghanistan
di Laura Quagliuolo - CISDA onlus cisda@tiscali.it
Che cosa succede in Afghanistan, a quattro anni dai bombardamenti della “coalizione contro il terrorismo” che hanno abbattuto il regime dei talebani e portato la cosiddetta democrazia? Noi, che dal 1999 seguiamo le vicissitudini di quel paese sostenendo alcune associazioni di donne afghane tra cui RAWA (Revolutionary Association of the Women of Afghanistan; www.rawa.org), non abbiamo buone notizie da riportare dal viaggio dal quale siamo rientrate da pochi giorni.
Le elezioni presidenziali prima e le più recenti elezioni parlamentari (portate avanti a suon di brogli) hanno eletto un governo e un parlamento formato per la maggior parte (85%) da signori della guerra, leader religiosi, narcotrafficanti e talebani; in palamento solo il 15.2% dei deputati è di fede sinceramente democratica, chiede la laicità dello stato, la condanna dei criminali di guerra che occupano tutti i posti di comando e inoltre che si ponga fine alla spaventosa corruzione che impedisce di fatto qualsiasi forma di ricostruzione (anche nella stessa Kabul l’elettricità non è assicurata, senza parlare di accesso ad acqua pulita, scuole, assistenza medica, infrastrutture di qualsiasi tipo).
Malalai Joya (http://www.malalaijoya.com/index1024.htm), una giovane deputata eletta al parlamento nella provincia di Farah e delegata della Loya Jirga (assemblea dei saggi costituzionale) nella stessa provincia, che da anni denuncia instancabilmente la situazione e chiede la condanna dei criminali di guerra quale prima condizione per un cambiamento reale, è stata oggetto di diversi attacchi a lei e alla sua famiglia ed è in serio pericolo di vita.
Kabul è una città militarizzata, soprattutto nella zone delle ambasciate e in quelle più centrali, in cui sorgono come funghi sontuose case private, alberghi da 350 dollari per notte e centri commerciali accanto a mercati polverosi e case di fango senza acqua, fogna ed elettricità.
Le donne, tolta la città di Kabul, sono ancora nella quasi totalità relegate sotto al burqa, prive di diritti, oppresse dalle tradizioni, dalle leggi (soprattutto la recente costituzione, anch’essa sbandierata come un grosso passo in avanti verso la democrazia ma che rimanda continuamente alla sharia, la legge islamica), dalla società patriarcale e dalla totale assenza di strutture (quali per esempio, scuole, ospedali, corsi professionali) che consentirebbero loro di fare dei passi avanti verso l’emancipazione e la presa di coscienza di essere soggetti portatori di diritti.
Tra i luoghi che abbiamo visitato c’è un campo profughi alle porte di Jalalabad, dove 300 famiglie (circa 3.000 persone) sono da più di un anno lasciate sole, senza accesso all’acqua, senza scuole, senza case, senza trasporti né assistenza medica; le donne con cui abbiamo potuto parlare sono disperate e arrabbiate, non vedono futuro non sanno che cosa sarà dei loro bambini, costretti a passare le loro giornate ad azzuffarsi nella polvere. I loro mariti, privi di lavoro, camminano ogni giorno per chilometri per raggiungere la città in cerca di qualche lavoretto. Il governo, inoltre, ha comunicato loro che presto verranno trasferiti in una zona ancora più remota, e comunque priva di accesso all’acqua e a qualsiasi servizio di base. Di un caso analogo siamo state testimoni a Bamyian, zona a prevalenza hazara, una delle etnie più reiette del paese, dove la notizia che Manuela Serrentino, una dottoressa che era con noi, stava facendo delle visite, ha attirato decine di persone che hanno fatto chilometri a dorso d’asino nella neve pur di avere un po’ di conforto.
Queste persone non hanno nemmeno più lo status di rifugiati, visto che sono state costrette a rientrare nel paese. Che ne sarà di loro? E che cosa fa il governo Karzai per assicurare loro una vita decente?
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22 marzo 2006- Conferenza + Festa c/o sede IUAV -Tolentini,Venezia
{ 21/03/06 13:25 }
-- MERCOLEDI' 22 MARZO
presso la sede IUAV dei Tolentini (piazzale Roma)
in collaborazione tra EMERGENCY -- MANITESE -- OFFICINA SOCIALE
ore 18>> Aula Magna -- TERRA, ACQUA, DIRITTI, IL BRASILE DEL MOVIMENTO SEM TERRA, le lotte dei contadini verso il controvertice di Vienna 2006 Interverrà MARIO LILL, Membro del coordinamento nazionale del Movimento Sem Terra per lo Stato di Rio Grande do Sul (Brasile)
ore 20.30>> Cortile -- LA PRIMA/VERA FESTA -- Festa di Autofinanziamento Solidale Dj Set -- ZIO WILLY (Radio Base)
la festa,in caso di avverse condizioni metereologiche, s terrà nell'aula magna dell'istituto di architettura, sede dei Tolentini
ingresso libero e gratuito, prezzi politici
cicchetti equosolidali, banchetti informativi
Saranno presenti alle iniziative >> Amig@s do MST -- negozio equosolidale AquaAltra -- assemblea delle donne di Mestre e Venezia -- comitati per una legge popolare di riforma della scuola -- Ronda della Solidarietà -- comitati IDEMO per la Bosnia -- campagna ControlArm
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Anche l'Equador si ribella all'ALCA
{ 20/03/06 16:47 }
Libero commercio: l'Ecuador in rivolta
S. D. Q., QUITO
Per il secondo giorno consecutivo tutto l'Ecuador centrale è paralizzato dalla protesta di migliaia di indigeni che esigono dal presidente Alfredo Palacio l'interruzione immediata dai negoziati con gli Stati Uniti per un Trattato di Libero Commercio. La protesta, con qualche incidente per ora minore, ha bloccato le strade e rifornimenti verso la capitale Quito, dove gli indigeni hanno detto di voler marciare e dove è già stata occupata la cattedrale. Negli ultimi tempi altri scioperi contro le compagnie petrolifere occidentali avevano bloccato le province orientali amazzoniche.
Il presidente Palacio, nominato dal Congresso l'anno scorso dopo l'esautorazione del presidente Lucio Gutierrez, costretto alla fuga da un rivolta provocata proprio dalla sua politica eccessivamente prona ai voleri di Washington, ha detto che non firmerà nessun trattato «che sia ingiusto per gli ecuadoriani». Ma ha detto anche che non tratterà con i manifestanti fin quando non cesseranno i blocchi stradali e le proteste. La situazione rischia seriamente di radicalizzarsi. Cesar Humajinga Huaman, capo della provincia centrale di Cotopaxi, dove la protesta è cominciata martedì, ha detto che «se il presidente Palacio non vuole dialogare con noi è meglio che se ne vada a casa. Se firma quel trattato dimostra di essere il burattino degli Stati Uniti e noi, come ecuadoriani, lotteremo fino in fondo per mettere in piedi un governo nostro e popolare, per evitare che il TLC vada avanti».
Il segretario generale di Palacio, Modesto Apolo, ha ribadito tuttavia che i negoziati sul trattato, bloccati da mesi soprattutto sui nodi agricoli (che sono quelli che interessano da vicino gli indiani), andranno avanti. Gli USA hanno già firmato TLC con il Perù e la Colombia degli amici Toledo e Uribe.
In Ecuador si voterà fra sei mesi, ma non è detto che Palacio ci arrivi.
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Forza italia cerca voti in chiesa - la risposta di ADISTA
{ 17/03/06 12:53 }
Bondi scrive alle parrocchie, ma un prete rispedisce il plico al mittente "È, questo, il nostro modo di impegnarci per testimoniare la nostra fede.
La prego di voler accogliere questo piccolo pensiero, la nostra semplice brochure, come un modo per condividere l'impegno difficile per l'affermazione della Verità Cristiana nella nostra società e nel tempo che ci è dato di vivere. Con questi sentimenti e pensieri voglia ricevere i miei più affettuosi saluti. Con viva cordialità. Suo devotissimo. Sandro Bondi".
Così si conclude la lettera allegata all'opuscolo "I frutti e l'albero.
Cinque anni di governo Berlusconi alla luce della dottrina sociale della Chiesa" inviato da Forza Italia ai 25 mila parroci italiani.
Don Aldo Antonelli ha rispedito al mittente l'opuscolo ed ha inviato a Sandro Bondi una lettera che di seguito riportiamo [Adista].
Si tratta di una brochure dove sono elencati tutti i provvedimenti in favore della Chiesa promossi in questi anni dalla maggioranza di centrodestra, fra cui la legge per la regoralizzazione degli insegnanti di religione, la legge per gli oratori, l'abolizione dell'Ici per gli enti ecclesiastici e non profit, la battaglia per il riferimento alle radici cristiane dell'Europa e la difesa del crocifisso nelle scuole.
Particolare enfasi è riservata alla legge sulla procreazione assistita "approvata dal governo", scrive Bondi, "e che la sinistra ha cercato di abrogare per mezzo di un referendum. La famiglia, cuore dell'attuale e fecondo lavoro pastorale di Benedetto XVI, e costante premura dell'indimenticabile Giovanni Paolo II, ha guidato la nostra politica facendoci scoprire sentieri nuovi e oggi ancor più fecondi per la società italiana".
Rispetto all'appoggio dato alla guerra in Iraq, che finora ha provocato più di 30mila vittime civili, il coordinatore nazionale di Forza Italia scrive: "Non ci siamo, altresì, tirati indietro per costruire la pace nella verità, come recentemente ha affermato anche Benedetto XVI, impegnandoci, nel contempo, nella lotta alla povertà e alle malattie nel Terzo Mondo e in numerose missioni di pace nei Balcani, in Afganistan, in Iraq, dove i nostri soldati si sono distinti per preparazione e per umanità".
33263. ROMA-ADISTA
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Signor Bondi, sono abituato a dare alle parole il loro peso per cui a chiamarla "onorevole" dovrei coartare la mia coscienza. Ho ricevuto l'inverecondo opuscolo che lei, immagino, ha inviato a tutte le parrocchie d'Italia.
Glielo restituisco senza nemmeno sfogliarlo e le ricordo che le parrocchie non sono discariche di rifiuti né postriboli nei quali si possa fare opera di meretricio.
Abbiamo una nostra dignità, noi sacerdoti, e non siamo usi a svendere per un piatto di fagioli il nostro patrimonio religioso, culturale, sociale ed umanistico che voi in cinque anni di malgoverno avete dilapidato.
Avete fatto razzia di tutto. Avete dissestato la finanza pubblica, avete ridotto alla fame gli enti locali da una parte e foraggiato, dall'altra, gli enti ecclesiastici cercando di comprarvi il nostro silenzio se non addirittura la nostra compiacenza.
Avete popolato il Parlamento di manigoldi, ladri e truffatori.
Di 23 parlamentari condannati in via definitiva più della metà (13 per la precisione) fanno parte del vostro gruppo. Avete fornicato con il razzismo della Lega e con il fascismo di Rauti. Con voi i ricchi sono diventati più ricchi ed i poveri più poveri. Il vostro "Capo" in cinque anni ha quadruplicato il suo patrimonio, mentre le aziende del Paese andavano in crisi. Solo l'elettromeccanica, nell'ultimo quadrimestre del 2005, ha perso il 7,1% del suo fatturato.
I nostri pensionati, da qualche anno in qua, non solo non riescono più ad accantonare un soldo, ma hanno incominciato a rosicchiare il loro già risicati risparmi. Avete speso energie e sedute-fiume in Parlamento per difendere a denti stretti le "vostre" libertà mentre il Paese rotolava al 41° posto quanto a libertà di stampa e pluralismo di informazione, dopo l'Angola. Avete mercificato i lavoratori e ipostatizzato le merci.
Si tenga pure, signor Bondi, la sua presunzione di coerenza con la "dottrina sociale della Chiesa". Noi preti vogliamo tenerci cara la libertà di lotta e di contestazione contro la deriva liberista e populista della vostra coalizione.
Aldo Antonelli (parroco) Antrosano, 1 marzo 2006
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Accade in Televisione - Il grande comunicatore va alla guerra
{ 13/03/06 14:28 }
ROMA - Berlusconi non si accontenta più di decidere quando andare in onda, dove andare in onda e con chi andare in onda.
Non si accontenta più di portarsi dietro un truccatore personale, un consigliere-suggeritore e un "curatore dell'immagine" che dà istruzioni tassative sulle inquadrature consentite e su quelle vietate.
No,adesso il presidente del Consiglio arriva in studio con il suo regista personale. Che non affianca il titolare della trasmissione, ma semplicemente lo sostituisce: prende il comando dello studio, dirige la puntata e poi va via insieme al Cavaliere.
Non era mai successo, nella storia della televisione italiana, che a un intervistato - per quanto eccellente - venisse concesso un simile privilegio.
Non era mai successo fino a venerdì scorso, quando Silvio Berlusconi si è presentato allo studio 3 di Cinecittà per registrare la puntata de "L'incudine", la trasmissione di Claudio Martelli.
Che si trattasse di una puntata speciale, la redazione del programma l'aveva già capito: mandata in onda da Italia Uno abitualmente il giovedì dopo la mezzanotte, grazie all'arrivo del premier la trasmissione veniva eccezionalmente collocata nella prima serata di sabato, al posto del film "Men in black" (e così velocemente da non lasciare neanche il tempo a "Tv Sorrisi e Canzoni" di aggiornare i programmi).
Non solo, ma gli autori del programma - i più stretti collaboratori del conduttore nella preparazione delle interviste - erano stati
insolitamente tenuti all'oscuro delle domande preparate da Martelli per il premier.
"Il presidente arriverà con la sua squadra", aveva avvertito la segreteria di Berlusconi. Nessuno però aveva capito che in quella squadra ci sarebbe stato anche il regista: Maurizio Spagliardi, un professionista ingaggiato da Mediaset per "Il senso della vita" (che evidentemente deve aver conquistato la piena fiducia del premier con la puntata dedicata al suo amarcord familiare).
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ATTENZIONE: L'acqua non e' un sottoprodotto della Cocacola!
{ 10/03/06 12:42 }
La Basilicata vende le sorgenti alle multinazionali nel silenzio di tutte le parti politiche
Le acque minerali dell'azienda Traficante sono ormai proprietà della Coca Cola.
Si potrebbe pensare che questa è la normale logica contrattuale di due aziende se non fosse che di mezzo c'è la risorsa idrica. Gia questo
basterebbe per discutere sulla trasformazione di un bene pubblico in privato e di come il privato tratta il suo prodotto una volta sganciato dal controllo delle amministrazioni locali; qui nasce la rabbia e la delusione per l'avvenuto patto tra Augusta Traficante e Coca Cola Hbc dato che questa possibilità, cioè sganciare la trattativa dall'osservazione della regione, nasce da una legge modificata in tutta fretta un anno fa dal consiglio regionale della Basilicata.
Fino al febbraio 2005 dovevamo fare i conti con un bene acqua privatizzato ma almeno c'era la povera possibilità, da parte dell'ente regionale, di partecipare alla contrattazione e di bilanciare la spartizione di una risorsa naturale in quanto tale.
Grazie ad una variazione che sopprime il capoverso del comma 2 della legge regionale 43/1996 la Regione Basilicata non è stata informata del patto fra vecchi e nuovi padroni perché giuridicamente non interessata alla cosa.
La cosa in questione è una sorgente.
L'assessore regionale dei Verdi Mollica, nella scorsa legislatura presidente della terza commissione, parla di sviste e distrazioni di fine mandato. Ricordiamo che un anno fa si è votato per il rinnovo del consiglio. Rifondazione Comunista non c'era!?!
Sapete, con tutti gli emendamenti arretrati a fine legislatura c'è un sovraccarico di lavoro tale da potersi giocare una sorgente.
Citiamo questi due partiti perché sono nazionalmente riconosciuti quali tutori assoluti delle politiche legate alla difesa delle risorse naturali.
E la parola difesa sembra più che pertinente in uno scenario come questo.
Anche se la trattativa fosse avvenuta fra imprenditori lucani queste pagine sarebbero state scritte lo stesso.
Quando la risorsa cade nelle mani della Coca Cola il livello di preoccupazione cresce a dismisura.
Chi controlla la produzione? Quale sarà la distribuzione? Chi lavorerà nelle aziende? Di quali bollicine si occuperanno i consumatori?
Non possiamo ancora crederci ma grazie ad una legge la Coca Cola in Basilicata prenderà per sempre l'acqua direttamente alla fonte.
Vi inviamo questa lettera per aprire una discussione all'interno dell'Archivio allargata a tutti i nostri collaboratori. Denunciamo la totale incompetenza della classe dirigente Lucana. Non crediamo che nel febbraio 2005, come affermato dall'assessore Mollica, ci siano state delle sviste, e di questo siamo fermamente convinti; se Mollica avesse detto la verità le responsabilità e la mediocrità dei nostri politici non diminuirebbe.
Giuridicamente non possiamo fare più nulla, la Coca ha dato 35 milioni di euro alla Traficante comprando l'intero capitale e non invitiamo nessuno a fare grandi manifestazioni, andavano fatte esattamente un anno fa.
Bisogna spingere e mobilitare tutte le nostre forze per far modificare nuovamente la legge evitando che nuove sorgenti finiscano nelle mani di un qualsiasi mercante sfrenato, per noi la Coca Cola è una delle multinazionali più pericolose esistenti.
Il danno della Traficante è irreparabile, evitiamo che dilaghi.
Il problema è di una cultura politica e sociale ormai diffusa.
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Il Neoliberalismo statunitense va all'attacco degli Stati del centro e sud America
{ 09/03/06 12:01 }
dal Manifesto, 2 marzo 2006
CAFTA, L'ANNESSIONE DEL CENTRAMERICA
Da ieri è in vigore l'accordo di libero commercio fra gli Stati Uniti e i paesi del Centramerica, fortemente voluto da Bush. La nuova strategia USA dopo la morte dell'ALCA
di MAURIZIO MATTEUZZI
Se l'ALCA, il trattato di libero commercio delle Americhe, è morto e, come non si stanca di ripetere il presidente venezuelano Hugo Chavez, «è sepolto a Mar del Plata» - la località argentina dove nel novembre scorso il presidente George Bush andò a sbattere i denti contro il no secco dei principali paesi dell'America Latina -, la strategia degli Stati Uniti ha deciso di battere altre vie nella sua (interessata) guerra per «il libero commercio». E' la strada degli accordi-capestro bilaterali, paese per paese, o per blocchi regionali. I paesi e i blocchi più deboli, incapaci o impossibilitati a resistere alle avances (e alle briciole) del grande fratello del nord e generalmente retti da vassalli. E' il caso del Perù del presidente Toledo, che ha avuto il suo TLC nel dicembre scorso, è il caso della Colombia di Uribe, che l'ha firmato lunedì. E' il caso del derelitto e assoggettato Centramerica. Da ieri, primo marzo, è entrato in vigore il CAFTA, sigla inglese che sta per trattato di libero commercio del Centramerica. Ossia fra i paesi del Centramerica - El Salvador, Nicaragua, Guatemala, Honduras, Costa Rica - più la Repubblica Dominicana con gli Stati Uniti.
dal Manifesto, 2 marzo 2006
ANCHE BOGOTÀ HA IL SUO TLC
Dopo 21 mesi di negoziati e una 30 ore finale, all'alba di lunedì USA e Colombia hanno annunciato di essersi accordati sul testo del Trattato di Libero Commercio fra i due paesi. Un regalo che Bush ha voluto fare al suo (unico) alleato incondizionale nel Cono sud (Uribe l'ha definito «una fortuna») a poche settimane dalle elezioni e, insieme, un rospo che il presidente colombiano ha dovuto ingoiare. Grazie all'accordo, che dovrà essere ratificato dai Congressi di Washington e Bogotà e dovrebbe entrare in vigore dal gennaio 2007, il 99% dei prodotti colombiani (il 40% del totale va negli USA) potranno entrare negli Stati Uniti senza imposte e dazi doganali. Idem per l'80% dei prodotti made in USA in Colombia. Dove industriali ed esportatori gongolano, mentre il settore agricolo parla di «catastrofe» per l'arrivo di mais, zucchero, riso, polli americani sussidiati e quindi più a buon mercato.
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