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Primarie a Caserta: la partecipazione conta solo quando fa comodo?
{ 30/04/06 19:26 }
Cari amici,
a Caserta come sempre ci si distingue in negativo.
Ecco cosa è accaduto: il 12 marzo scorso i cittadini casertani sono stati chiamati alle urne per decidere il candidato a sindaco dell'Unione. In poche parole si sono tenute le oramai note Primarie.
I candidati erano 1)Gazzillo (società civile), 2)Ciontoli (Margherita) 3)Petteruti (uomo del presidente della Provincia De Franciscis), 4)Alois, (DS, uomo di Bassolino).
Cosa è successo: ha vinto Petteruti, e un secondo dopo il risultato è cominciato il balletto di delegittimazioni delle Primarie all'interno del centrosinistra.
Oggi sappiamo che Ds, Margherita e Udeur hanno deciso di appoggiare la candidatura di Alois, non tenendo dunque conto del voto degli elettori.
Dopo 10 anni di governo Falco che ha guidato un'amministrazione di centrodestra, a Caserta si respira solo voglia di cambiamento, ma i leader dei partiti di centrosinistra a Caserta pensano ad altro.
Da elettore del centrosinistra dico: "che affoghino nella loro presunzione".
Invito tutti gli amici, da ogni parte d'Italia, a firmare e diffondere questa lettera per esprimere il loro sdegno e il proprio disappunto nei confronti delle decisioni prese con arroganza dai leader dei partiti di centrosinistra casertani.
Ringrazio tutti quelli che vorranno aderire.
per adesioni scrivete a jublo@libero.it o consultate il sito www.politicaxcaserta.tk
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La fabbrica senza padrone
{ 26/04/06 17:48 }
dal Manifesto, 22.04.2006
Senza capo argentini.
Di nuovo in Italia gli operai della ex-Zanon.
di GERALDINA COLOTTI
Torna in Italia una delegazione della FaSinPat, la Fabbrica senza padroni che, in Patagonia, dal 2001 produce in autogestione nei locali della ex- ceramiche Zanon.
L'altro ieri, gli operai argentini hanno tenuto a Roma una conferenza stampa, e ieri hanno incontrato alla FIOM Giorgio Cremaschi.
Chiedono sostegno politico alle prossime tappe della loro battaglia: il primo maggio presenteranno alla provincia e al governo argentino una petizione di 8.000 firme e un progetto di legge sull'esproprio e statalizzazione delle fabbriche occupate come la loro.
Da quando l'industriale italiano Luigi Zanon fuggì lasciando un debito di 75 milioni di dollari e 250 famiglie disoccupate, in 5 anni l'autogestione operaia ha quasi raddoppiato gli effettivi e mantenuto la produzione in attivo, ma non ha ancora nessuna certezza per il futuro.
Solo nel novembre 2005, la giustizia argentina ha accolto il ricorso dei lavoratori, riuniti in cooperativa dal 2003, e accettato le loro richieste. Ma la FaSinPat ha ancora lo statuto di cooperativa transitoria, e il suo contratto scade a fine ottobre 2006.
Prima di allora, bisogna trovare una soluzione, che consolidi i rapporti con i fornitori italiani di pezzi di ricambio, e indichi uno sbocco per quelle fabbriche occupate che «non vogliono pagare i debiti lasciati dai padroni di prima».
I lavoratori di FaSinPat si dichiarano inoltre indisponibili a seguire la strada di certe cooperative che «producono in subappalto per le aziende private, prendono i soldi dallo stato e finiscono per sfruttare in altro modo i lavoratori». E per questo cercano il confronto e il sostegno dei lavoratori italiani.
I COBAS hanno da tempo risposto all'invito. Cremaschi, ci dice che «è necessario aprire canali di solidarietà, cercare forme di gemellaggio con gli operai argentini, trasmettere la loro domanda ai nuovi assetti politici, anche alla luce dell'importante segnale venuto dal voto degli italiani all'estero».
I «senza padrone» hanno forse qualcosa da dire anche alle fabbriche di casa nostra, territorio di identità tradizionali disilluse e dequalificate? Per Cremaschi, l'esperienza argentina indica «un'aspirazione strategica» ben diversa dalla deriva di un certo sistema cooperativistico «gestito in modo capitalista», e un' occasione di riflettere anche a un centrosinistra «alla prova della legge 30».
Ma intanto, sono già in molti gli attivisti di movimento ad aver risposto all'appello di Naomi Klein, che invita a firmare la petizione in favore dei «senza padrone», simili, a suo dire, ai luddisti d'antan (http://www.PetitionOnline.com/zanon/petition.html).
Riusciranno a pesare sulle scelte di Kirchner?
Per informazioni e sostegno, www.progettosuronlus.org
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America del Sud a tutto gas!
{ 21/04/06 16:01 }
da www.misna.org
BOLIVIA, URUGUAY E PARAGUAY SI ACCORDANO PER COSTRUZIONE NUOVO GASDOTTO
“Questo progetto prende il via da adesso, con le nostre firme.
Abbiamo già creato una commissione trilaterale che comincerà immediatamente a realizzare studi di viabilità”: lo ha detto il presidente uruguayano Tabaré Vázquez siglando con i suoi omologhi boliviano Evo Morales e paraguayano Nicanor Duarte ad Asunción un accordo per la costruzione di un nuovo gasdotto capace di trasportare gas naturale da Tarija, in Bolivia, a Puerto Casado, in Paraguay. Morales ha definito “storica questa piccola riunione di paesi sottosviluppati, che comporta l’inizio di una nuova tappa di integrazione”.
Il condotto sarà lungo 6.000 chilometri con un costo stimato di 450 milioni di dollari e costituirà un’alternativa al cosiddetto “mega-gasdotto del sud” voluto da Venezuela, Brasile e Argentina per una spesa pari a circa 20 miliardi di dollari. “I due progetti sono separati” ha chiarito Vázquez, ma secondo il presidente venezuelano Hugo Chávez – che ha partecipato all’incontro come invitato – “in una seconda fase convergeranno in un unica struttura energetica sudamericana”. Chávez si è offerto di collaborare mettendo a disposizione tecnici venezuelani senza escludere un suo contributo ai finanziamenti, “se ci verrà richiesto”.
Morales e Chávez hanno inoltre approfittato del mini-vertice di Asunción per lanciare un attacco diretto alla Comunità andina delle nazioni (Can) che “serve solo alle élite, alle multinazionali e non agli indios, ai neri o ai poveri”.
Secondo i due presidenti “ad uccidere la Can sono stati i Trattati di libero commercio (Tlc) che Colombia e Perù hanno sottoscritto con gli Stati Uniti”.
Annunciando il ritiro del Venezuela dall’organismo, Chávez ha reiterato la volontà di entrare nel Mercato comune del Cono Sud (Mercosur), a patto che sia capace di “instaurare reali meccanismi di integrazione che servano ai popoli".
Vedi anche:
AGENCIA INFORMATIVA PULSAR - 2006-04-20
VENEZUELA-CAN
Chávez cuestionó el MERCOSUR y la CAN
El presidente de Venezuela, Hugo Chávez Frías, instó nuevamente a reestructurar el Mercado Común del Sur, porque de lo contrario "va a morir". Asimismo, declaró que la Comunidad Andina de Naciones "está muerta".
http://www.agenciapulsar.org/nota.php?id=7619
URUGUAY-MERCOSUR
Tabaré Vázquez: "Así como está, el Mercosur no sirve" En la Cumbre del Gas, donde se juntaron los presidentes de Paraguay, Bolivia, Uruguay y Venezuela, el presidente uruguayo criticó el padrinazgo que representan Brasil y Argentina con respecto al Mercado Común del Sur.
http://www.agenciapulsar.org/nota.php?id=7620
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Pillola
{ 20/04/06 14:58 }
"Alles, was heute gedacht wird, ist
Nur, damit gut erscheine, was alles gemacht
Wird! Alles, was heute gemacht wird, ist falsch, also ist
alles, was
Heute gedacht
Wird, falsch
Der Zweck, wofür eine Arbeit gemacht wird, ist nicht mit jenem Zweck
Identisch, zu dem sie verwertet wird
Die Erkenntnis kann an einem anderen Ort gebraucht
Werden, als wo sie gefunden wurde.
"Tutto ciò che oggi si penserà è tale
solo affinché appaia giusto tutto ciò che
verrà fatto! Tutto ciò che oggi verrà fatto è
sbagliato, dunque è
tutto ciò che
oggi verrà
pensato, falso
Lo scopo per cui un lavoro verrà fatto non è
uguale a quello scopo per il quale verrà intrapreso
La conoscenza può essere portata in un altro luogo
da quello dove si trova
(Bertolt Brecht, Der Untergang des Egoisten Johann Fatzer)
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Le folle elettorali - Le Bon, 1895
{ 14/04/06 10:01 }
"Le folle elettorali, cioè le collettività chiamate a eleggere i tutori di certe funzioni, costituiscono le folle eterogenee; ma siccome agiscono soltanto su un solo punto determinato: scegliere tra diversi candidati, non si può osservare in esse che alcuni dei caratteri descritti nei precedenti capitoli. I più visibili sono la debole tendenza al ragionamento, l'assenza di spirito critico, l'irritabilità, la credulità e il semplicismo. Nelle loro decisioni si vede anche l'influenza dei costumi e la funzione dei fattori enumerati in precedenza: la affermazione, le ripetizioni, il prestigio e il contagio.
Cerchiamo di vedere come si possono soggiogare le folle elettorali. La loro psicologia si dedurrà dai procedimenti che riescono meglio. La prima qualità che il candidato deve possedere è, il prestigio. Il prestigio personale non può essere sostituito che da quello della ricchezza. Il talento, il genio stesso, non sono elementi di successo.
La necessità, per il candidato, di avere un certo prestigio, e di potersi quindi imporre senza discussioni, é capitale. Gli elettori, composti specialmente di operai e di contadini, scelgono ben raramente uno dei loro a rappresentarli, perché gli individui usciti dalle loro file non hanno per essi alcun prestigio. Non nominano un loro eguale che per ragioni accessorie, per contrapporlo, ad esempio, a un uomo eminente, a un padrone potente, alle cui dipendenze si trova ogni giorno l'elettore, e di cui egli ha così l'illusione di diventare per un momento lui il padrone.
Ma per esser sicuro del successo, il candidato non deve avere soltanto il prestigio. L'elettore vuol vedere lusingate le sue cupidigie e le sue vanità; il candidato deve coprirlo delle più stravaganti piaggerie, e non deve esitare a fargli le più fantastiche promesse. Dinanzi a degli operai non sarà mai troppo ingiuriare e offendere i loro padroni. In quanto al candidato avversario, si cercherà di schiacciarlo dimostrando con l'affermazione, la ripetizione e il contagio, che é l'ultimo dei mascalzoni, e che nessuno ignora i suoi numerosi delitti. E' inutile, s'intende, di cercare le prove. Se l'avversario conosce male la psicologia delle folle, cercherà di giustificarsi con buoni argomenti, invece di rispondere semplicemente alle affermazioni calunniatrici con altre affermazioni ugualmente calunniatrici; e non avrà nessuna probabilità di trionfare.
Il programma scritto dal candidato non deve essere troppo categorico, perché i suoi avversari potrebbero più tardi opporglielo; ma il suo programma orale non sarà mai eccessivo. Le più notevoli riforme possono essere promesse senza timore. Sul momento, queste esagerazioni producono molto effetto, e non impegnano affatto per l'avvenire. L'elettore non si preoccupa infatti di saper poi se l'eletto ha seguito la professione di fede acclamata, in base alla quale l'elezione ha avuto luogo."
Gustav Le Bon, Psicologia delle folle 1895
"Ho letto tutta l'opera di Le Bon e non so quante volte abbia riletto la sua "Psicologia delle folle".
E' un opera capitale alla quale ancora oggi spesso ritorno". B. Mussolini
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Chi è Humala ... qualche nota sulle elezioni in Perù
{ 13/04/06 15:02 }
Ollanta Humala si avvia a vincere il primo turno nelle elezioni peruviane. Con la metà dei voti scrutinati ha il 27% dei suffragi contro il 26% della candidata fondomonetarista Lourdes Flores e del candidato "craxiano" Alan García. Come si vede è un risultato parzialissimo e l'unica sicurezza è che a maggio si andrà ad un ballottaggio.
Elezioni in Perù: chi è Ollanta Humala?
di Gennaro Carotenuto
Qual'è il problema allora? Il problema è che Ollanta è uno, nessuno e centomila. Nessuno sa realmente cosa sarà una eventuale presidenza Humala in Perù. Potrebbe essere un nuovo Chávez, è vero. Ma può essere un nuovo Lucio Gutierrez, il presidente ecuadoriano che fece il pieno del voto di sinistra e dei movimenti indigeni e si rivelò essere il più osservante esecutore dei disegni di Washington fino ad essere rovesciato da quegli stessi movimenti popolari che lo avevano eletto. Oppure potrebbe essere un nuovo Velasco Alvarado, il militare progressista, presidente -non costituzionale- del Perù dal 1968 al 1975.
Sulla figura di Ollanta si è scritto a fiumi, senza chiarirne l'essenza di un futuro governo. Il candidato ha 43 anni, ha seguito una carriera militare che lo ha visto probabilmente coinvolto nella guerra sporca degli anni '80 e primi '90. E' stato lider del movimento etnocacerista, dal nome di un generale peruviano della fine dell'800 che non accettò la sconfitta nella guerra del Pacifico contro il Cile e continuò a combattere una guerra di guerriglia. Nel 2000 fu alla testa di una minuscola ribellione militare contro la dittatura civica di Alberto Fujimori. Ne uscì bene e nell'ottobre passato ha fondato il Partito Nazionalista Peruviano (PNP). Cattura il voto di sinistra -per mancanza di alternative?- ma il suo discorso è nazionalista classico, pur se con tinte fortemente anticolonialiste.
Humala dunque non ha una storia "chavista". Laddove Chávez si sottrasse alla repressione del popolo ordinata dai governi "democratici", Ollanta -peraltro giovanissimo- partecipò alla guerra sporca contro Sendero Luminoso e la popolazione civile.
L'appoggio di Chávez e Evo Morales alla sua travolgente campagna è stato tiepido anche se Ollanta ha esaltato in tutti i modi questa vicinanza. E' chiaro che quello che desidera il popolo, in ogni paese dell'America depredata dal trentennio fondomonetarista, è andare nel cammino tracciato da Chávez. Quindi molti peruviani che stanno votando Ollanta, stanno in realtà votando Chávez, o Evo Morales ben oltre la reale vicinanza tra il PNP, il MAS boliviano o il MVR venezuelano. Il rischio grave è che un’eventuale deriva autoritaria di Ollanta Humala possa causare difficoltà al resto del continente.
Il suo discorso -al di là di parole d'ordine antifondomonetariste e antiliberali- è infatti molto marcato da un nazionalismo classico con tinte militariste forti. Chi scrive teme concretamente che -soprattutto in caso di crisi- Humala possa essere tentato dallo spingere l'acceleratore verso un confronto duro con l'altro governo militarista della regione, quello cileno presieduto da Michelle Bachelet. Le antiche questioni marittime, potrebbero costringere anche la Bolivia di Evo Morales in quest'abisso. Sarebbe la peggior tragedia possibile.
Dunque un eventuale governo Humala porta con sé molteplici preoccupazioni che la pratica di governo si incaricherà di confermare o dissolvere. Vanno però sottolineate due cose: anche in Perù un altro mondo è finalmente possibile e comunque Humala è il migliore -o meno peggiore- dei candidati.
Il sorgere dal nulla della candidatura Humala significa che anche in paesi come il Perù, con un tessuto di movimenti sociali indubbiamente meno sviluppato rispetto a realtà come quella ecuadoriana o boliviana -per rimanere nella regione- il dogmatismo fondomonetarista è in rotta e l'influenza di Washington è in caduta libera. C'è un'onda antifondomonetarista in tutto il continente e Ollanta è stato il più rapido a salirvi sopra.
Ancora cinque anni fa Alejandro Toledo riuscì a vendere un programma ortodossamente neoliberale come progressista. Dopo pochi mesi il suo governo aveva solo l'8% di consenso popolare. Oggi non si può più vendere "gato por liebre". E indubbiamente Ollanta Humala oggi è l'unica opzione non impraticabile per il Perù. Lourdes Flores rappresenta la più greve oligarchia filostatunitense e Alan García non le si discosta molto. Già conosciuto, nella seconda metà degli anni '80 fu uno dei peggiori presidenti della storia. Humala è forse un salto nel buio, ma le due alternative sono sicuramente peggiori. Starà ai movimenti sociali ed alla sinistra peruviana, frammentata in mille pezzi e che per disperazione appoggiò perfino il primo Fujimori pur di evitare il pessimo Mario Vargas Llosa, risolvere l'arcano.
fonte: latinoamerica
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Il popolo palestinese sotto assedio - dove non son riuscite le bombe giunge l'embargo dei sostegni allo sviluppo
{ 12/04/06 14:11 }
ISM-ITALIA - COMUNICATO STAMPA 9 aprile 2006
NO ALL’EUROPA A FIANCO DI USA E ISRAELE CONTRO IL POPOLO PALESTINESE
Le ultime notizie dai “territori occupati”:
Sabato 08/04/2006 23.01 – Bambini da 40 ore in detenzione a Nablus
“Nablus, Occupied West Bank - ACTION ALERT: Demand Israeli Army Release Children Captives – Neta Golan ISM Forty hours after capture, eleven children remain captives of the Israeli army. They have been confined and isolated for nearly two days now. Since 5am yesterday morning they have been held in an 8th floor room in an apartment the army has turned into a sniper nest.”
domenica 09/04/2006 ore 03:45 - 14 palestinesi uccisi a Gaza
Haaretz - Last update –IDF crackdown in Gaza Strip leaves 14 dead
By Amos Harel, Haaretz Correspondent and Agencies
“Fourteen Palestinians were killed in three separate Israel Defense Forces missile strikes in the Gaza Strip over the weekend.
Six militants were killed in a missile strike on Saturday evening, an air strike left two gunmen dead earlier in the day and six Palestinians, including a young boy, were killed on Friday.
Nabil Abu Rdeneh, a Palestinian Authority spokesman, said the air strikes were a "new escalation" and that the Palestinians would appeal to the U.N. Security Council to pass a resolution against the Israeli attacks.”
Le pressioni esercitate dagli Stati Uniti e dall’UE, contro il diritto del popolo palestinese di scegliere il proprio governo attraverso libere elezioni democratiche, continuano e si aggravano.
La decisione degli USA e della UE di sospendere gli aiuti all’Autorità Nazionale Palestinese (vedi allegato) costituisce una ingerenza intollerabile, un ricatto brutale, un vero e proprio boicottaggio.
Invece di richiamare Israele al rispetto del diritto internazionale, a cominciare da quanto stabilito dalla Corte Internazionale di Giustizia, il 9 luglio 2004, sul Muro dell’Apartheid,
invece di chiedere con determinazione al governo israeliano di mettere fine alle operazioni militari, agli assassini, ai raid nei campi profughi, ai checkpoints che stanno diventando veri e propri confini tra i vari bantustans palestinesi,
invece di impedire che i palestinesi in Cisgiordania e nella striscia di Gaza siano ridotti alla fame,
invece di assumere una posizione autonoma rispetto agli Stati Uniti,
l’Unione Europea:
• si allinea alle posizioni americane della cosiddetta “guerra globale contro il terrorismo”
• si schiera a fianco degli USA e di Israele
• si rende complice dei crimini di guerra che Israele continua a commettere contro il popolo palestinese
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e vissero tutti infelici e scontenti
{ 11/04/06 18:18 }
Ore e ore di "noi abbiamo vinto, voi avete perso". Ma chi ha vinto? A sentir loro tutti hanno vinto, pari e patta. Ma più verosimilmente tutti hanno perso. Ha perso la sinistra che da due mesi sbandierava una stracciante vittoria. Ha perso la destra perchè, anche per pochi seggi, la vittoria numerica è andata all'Unione. Ma la realtà è che non si fa un governo sullo 0.1%. La realtà è che nessuno ha la più pallida idea, nonostante i proclami, di come si governa un Paese spaccato in due; un Paese che non è la Germania e in cui i partiti di sinistra-sinistra (come l'hanno chiamata) e destra-destra hanno avuto grandi consensi. Più anomalo del Fenomeno Berlusconi sarebbe solo un Fenomeno Bertinotti-Fini-Bossi-Diliberto-che-un-po-a-ciascuno-non-fa-male-a-nessuno.
Un primo impatto è stata la doccia fredda dei numeri, una forchetta-forbice (rastrello???) che si affievoliva sempre più. E' stato vedere i risultati di Veneto e Friuli e sentirsi straniera in patria, se possibile ancora più del solito. Ma più angosciante è vedere quello che per nessuno è stato facile ammettere e che nessuno si aspettava: che è davvero una partita finita in parità (e non imputiamo tutta la questione solo alla nuova abominevole legge elettorale). E' accorgersi che non viviamo più in un Paese diviso, ma che è come avere di fronte due Paesi diversi, che hanno vissuto evidentemente cinque anni in due realtà parallele e inconciliabili; due Paesi i cui rapporti si limitano a qualche scontro ma che non hanno mai tentato di discutere seriamente, che non solo non si sono mai ascoltati, ma che non hanno nessuna intenzione di farlo.
E a noi cosa rimane? Rimane una situazione ingovernabile, in cui Nessuno vuole far governare all'Altro, ma in cui Nessuno vuole allearsi con l'Altro. Resta il fatto, inutile illudersi, che sarà difficile per Uno governare da solo, quando metà del Paese ha votato per l'Altro.
E a me? A me resta l'incredulità (ma forse neanche troppa) e lo sconforto di aver constatato che non solo per qualcuno, bensì per molti, i passati cinque anni sono da replicare. Mi resta il sentirmi fuori posto, come ho già detto straniera in patria, avendo peraltro la "fortuna" di vivere in due regioni in cui la CdL ha spopolato, più in generale in un Nord in cui si salvano solo Liguria e Trentino e in cui più del Signor B. mi preoccupano i dati di An e Lega. Mi restano molti dubbi sul come andrà a finire, anche perchè immagino giorni e giorni di inutili proclami e ricorsi su quell'infimo 0.1%. Mi resta l'immagine di un Paese in discesa agli Inferi che, invece di girarsi e tornare indietro, è sceso ancora più in basso e ora si è perso e non sa se riuscirà a ritrovare il sentiero. In ogni caso potrebbero volerci anni a risalire e non saranno certamente idolore. Per nessuno.
Silvia ( http://maguardaunpo.blog.kataweb.it/ )
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'notte italia..
{ 11/04/06 14:40 }
di giulio finotti (http://www.politicaxcaserta.tk)
Si sono appena concluse tutte le trasmissioni televisive che hanno seguito questa lunghissima notte elettorale.
S'è parlato per ore della necessità di trovare accordi tra i partiti maggiori dei due schieramenti, dati i risultati che non sembravano dare una netta maggioranza a nessuno dei due schieramenti, una volta avuto però il dato certo che nonostante una decina di sezioni ancora da scrutinare per la Camera, il risultato non fosse ribaltabile, e che dunque l'Unione avesse vinto, l'atteggiamento è cambiato.
Fassino ha annunciato la vittoria, e poco dopo Prodi e moltio altri leaders del centrosinistra sono saliti sul camion di piazza Santi Apostoli per festeggiare con i coraggiosi rimasti li tutta la notte.
Subito gli esponenti di centrodestra hanno contestato questo comportamento, denunciando che in realtà non esiste una maggioranza in favore dello schieramento di Prodi.
Nella trasmissione di Enrico Mentana su canale5 è arrivata la telefonata di Paolo Bonaiuti, portavoce di Silvio Berlusconi che a nome di tutta la Casa delle Libertà ha contestato ufficialmente la vittoria del centrosinistra.
Si aprono scenari bui dunque dinanzi a noi.
Il centrosinistra rivendica la vittoria sulla base dei voti in più presi alla Camera dei deputati che fa si che venga attribuito anche il cosidetto premio di maggioranza, il centrodestra replica che al Senato la maggioranza dei seggi è stata invece assegnata appunto allo schieramento guidato da Berlusconi.
Forse si andrà verso un riconteggio.. Subito è infatti giunta la notizia di circa 500mila schede annullate.
Quel che è certo che lo schieramento che vince alla Camera dispone appunto del premio di maggioranza, che invece al Senato è già stato calcolato attraverso un calcolo effettuato a priori regione per regione.
Altra cosa certa è che Silvio Berlusconi non sarà il nuovo primo ministro, questo appunto perchè il centrodestra ha ottenuto meno voti alla Camera.
Ora resta l'interrogativo degli eletti all'estero, che per tutta la notte sono stati latitanti, per così dire..
Staremo a vedere. Il clima che s'è respirato subito dopo il risultato della Camera non è incoraggiante, anzi lascia un po inquieti. Forse il Paese ha bisogno di una guida, di una sicurezza. Proseguendo sulla strada della delegittimazione si andrà ancora di più verso una lacerazione delle due visioni del Paese che questo risultato elettorale ha così ampiamente dimostrato.
Speriamo in una visione lungimirante da parte di tutti.
ps:scusate gli errori ma sono pur sempre le 3 e 22 del mattino.. :)
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Il governo turco continua a perseguitare il popolo curdo
{ 05/04/06 15:32 }
Per la pace e i diritti in kurdistan e in Tuchia
Da giorni è in atto una durissima repressione dell'esercito turco contro la popolazione civile kurda: arresti in massa, uccisioni, repressioni al di fuori di ogni legalità.
Rispondiamo all'appello lanciato al movimento per la pace proveniente dal Kurdistan turco.
Invitiamo a promuovere iniziative di protesta, a sensibilizzare i mezzi di informazione, a fare pressione sui politici italiani ed europei e sulle istituzioni locali perché i gravissimi episodi di repressione e violenza in corso non rimangano oscurati dalla censura dello stato turco.
Invitiamo Comuni, Province, Regioni ad approvare Ordini del Giorno per chiedere alla Turchia l'attuazione di riforme democratiche ed il rispetto dei diritti umani.
Invitiamo ad inviare fax ed e-mail al governo turco, all'ambasciata turca in Italia, all'ambasciata italiana ad Ankara.
SI FERMI LA REPRESSIONE E LA VIOLENZA NEI CONFRONTI DELLA POPOLAZIONE KURDA
CHE CHIEDE PACE, GIUSTIZIA E DEMOCRAZIA.
Primo Ministro Recep Tayyp Erdogan
fax: +90 312 417 0476
e-mail: rte@akparti.org.tr
Ambasciata turca di Roma
fax: 06 488 24 25
e-mail: turchia@turchia.it
Ambasciata italiana ad Ankara
fax: +90 312 4265800
e-mail: ambasciata.ankara@esteri.it
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