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I nostri panni sporchi..
{ 31/05/06 13:26 }




AZIONE URGENTE: LAVORATORI UCCISI E SINDACALISTI ARRESTATI E TORTURATI IN BANGLADESH
Sono in corso da alcuni giorni fortissime proteste da parte dei lavoratori tessili in Bangladesh. Due lavoratori sono stati uccisi (ma si dice siano cinque), centinaia sono stati feriti e più di cento fabbriche sono state incendiate durante i disordini. Dopo che un lavoratore della FS in Gazipur (che produce per Auchan, H&M, Gap, Inditex, M&S, Tesco e Next) è stato ucciso dalla polizia, i disordini sono scoppiati nella EPZ di Savar e sono state colpite le fabbriche dove erano in corso vertenze come Universe Garments, Bandhu, Ringshine and A-One. I contestatori dicono basta a salari bassissimi e orari di lavoro snervanti.Date le pessime condizioni di lavoro e il mancato rispetto dei diritti fondamentali,, in particolare il diritto di libera associazione contrattazione collettiva, non dove sorprendere che i lavoratori siano scesi in strada.
Negli ultimi anni la Clean Clothes Campaign ha regolarmente richiamato l'attenzione sulla necessità di adottare misure strutturali che pongano fine alle continue violazioni nel settore tessile, avvertendo sullo stato di disperazione e frustrazione che aveva investito i lavoratori. Con costante impegno la CCC, insieme ai sindacati e alle ONG in Bangladesh, ha richiamato i marchi, il governo bengalese, i proprietari delle imprese e le loro associazioni ad agire concretamente. Il risultato sono state molte parole e pochi miglioramenti per la vita dei lavoratori che oggi pensano di non avere più nulla da perdere. Invece di cercare di capire le ragioni di una simile rivolta e individuare soluzione per affrontarle, come richiesto anche dall'ITGLWF (sindacato internazionale dei lavoratori del settore tessile), il governo ha impiegato la polizia che ha arrestato diversi responsabili sindacali, nei loro ufficie nelle strade. Uno è stato rilasciato ieri sera ma altri sono stati bendati e torturati, secondo le informazioni rilasciate dal BIGUF.
La polizia ha arrestato anche la presidente del Garments Workers Unity Forum Moshrefa Mishu, il 23 maggio mentre si stava recando ad una conferenza stampa.
Scrivete urgentemente all'ambasciata bengalese in Italia - cliccate qui
Campagna Abiti Puliti - Maggio 2006 Per maggiori informazioni contattare:
Deborah Lucchetti - 338 1498490
http://www.abitipuliti.org
****************************
La Clean Clothes Campaign è un network internazionale di ong e sindacati che lavora per il miglioramento delle condizioni di lavoro ed il rafforzamento dei lavoratori nell¹industria tessile globale. In Italia la Campagna Abiti Puliti è promossa da Centro Nuovo Modello di Sviluppo, Coordinamento Lombardo Nord/Sud del Mondo, FAIR, Manitese con l'adesione di CTM-Altromercato.
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Made in Italy: La lettera scarlata di Silvio B. al compagno Zapatero
{ 25/05/06 14:02 }




Dal nostro osservatorio sulle politiche interne, Giulio Finotti (www.politicaxcaserta.tk):

Silvio sta tramando qualcosa.. E la cosa non mi piace affato.

Berlusconi ha mandato una lettera al primo ministro spagnolo, Zapatero, quello che proprio la sua coalizione ha sempre aspramente contestato. Nella lettera che vi riporto di seguito Silvio B. dice che per ora deve lasciare il governo, ma che tornerà presto, appena ricontate le schede.. Insomma, ancora non s'è arreso, e chissà che sta macchinando..

Il bello (si fa per dire) in tutta questa storia è il finale della lettera, in cui dice rivolgendosi a Zapatero
"resto a Tua disposizione per lavorare insieme a favore delle relazioni italo-spagnole e di un avvenire dei popoli europei basato sugli ideali nei quali entrambi crediamo.
Ti ricordo che hai un amico che Ti vuole bene!
Un forte abbraccio
Silvio"

IDEALI COMUNI NEI QUALI ENTRAMBI CREDIAMO??????????

Ma se hanno sempre straparlato di ogni iniziativa del governo spagnolo, tanto da arrivare a dire in campagna elettorale di non votare prodi e company perchè avrebbero fatto le stesse cose che fa in Spagna Zapatero..
Mah... speriamo che si ritiri presto a vita privata.

giulio finotti
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la lettera:

«Caro José Luis,
dopo cinque anni mi accingo a lasciare la guida del governo italiano. Si è trattato di un periodo di stabilità senza precedenti nella storia della Repubblica Italiana, che mi ha consentito di varare 36 importanti riforme di ammodernamento del Paese e di sviluppare un'esperienza particolarmente importante e positiva nei rapporti con i colleghi degli altri Paesi europei.

Come probabilmente sai, per il particolare sistema elettorale italiano, nonostante il mio personale successo (Forza Italia è di gran lunga il primo partito italiano), la coalizione che guido è risultata globalmente maggioritaria in termini di voti ma minoritaria in termini di rappresentanza parlamentare. Come leader dell'opposizione rappresento comunque il 50,2 per cento del Paese e spero di tornare presto al governo dopo che saranno state verificate le oltre un milione e centomila schede annullate.

Ti ringrazio per il simpatico rapporto che abbiamo instaurato e Ti assicuro che continuerò a seguire con grande interesse il Tuo impegno per la Spagna e per l'Europa, auguro a Te e al Tuo governo ogni successo e resto a Tua disposizione per lavorare insieme a favore delle relazioni italo-spagnole e di un avvenire dei popoli europei basato sugli ideali nei quali entrambi crediamo.
Ti ricordo che hai un amico che Ti vuole bene!
Un forte abbraccio
Silvio»
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I secoli bui si illuminano coi roghi?
{ 23/05/06 22:44 }




“Quando nella primavera del 1933 Adolf Hitler chiamò a raccolta i suoi seguaci per celebrare la vittoria del nazionalsocialismo con un solenne rogo dei libri, non pochi ebbero la sensazione di un ritorno agli anni più bui della storia umana: quasi la ripetizione di un rito che avrebbe inaugurato una nuova stagione di barbarie”. (Leo Lowenthal, “I roghi dei Libri”)

Oggi alcuni abitanti di Ceccano sono scesi in piazza e, cerini alla mano, hanno dato fuoco a una copia del "Codice da Vinci", il superbestseller di Dan Brown da ieri nelle sale in versione cinematografica.
La protesta è stata messa in atto da due consiglieri comunali del paese ciociaro: Stefano Gizzi (Democrazia Cristiana per le Autonomie) e Massimo Ruspandini (Alleanza Nazionale). Altri concittadini, vergognandosi dell’incivile rogo, hanno risposto con una contro-manifestazione a suon di lancio di pomodori.
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Amate la bomba..e tutto il resto - in Iraq vengono sperimentate armi "non convenzionali"
{ 19/05/06 13:44 }




DI MAURIZIO TORREALTA e SIGFRIDO RAINUCCI

Un' inchiesta di Rai News 24 che parte dagli inquietanti racconti di un testimone della battaglia per la conquista dell' aeroporto di Baghdad e da quelli dei medici dell' ospedale di Hilla. Si descrivono gli effetti di armi sconosciute.

Si analizza l'impiego di laser e impulsi elettromagnetici. Una nuova tipologia di armamenti, destinata a segnare il passaggio epocale dalle armi "cinetiche" (esplosive) a quelle a energia.

Nell'inchiesta si descrive, in particolare, un'arma considerata "non letale": il raggio del dolore. Le caratteristiche di questo strumento - totalmente invisibile e rivolto a provocare intensissimo dolore ma non la morte - suscitano la preoccupazione vivissima degli organismi che agiscono in difesa dei diritti umani.
Un allarme motivato, perché gli effetti di queste armi sull'organismo umano sono ancora coperti da segreto militare.
Majid al Ghezali "Hanno usato delle armi incredibili".
Patrick Dillon "Armi sperimentali?"
Majid al Ghezali "Si, penso di si. Hanno sparato all’autobus… Abbiamo visto l’autobus accartocciarsi come un vestito bagnato… Diventò come un pulmino Volkswagen, un grande autobus che diventa come un pulmino Volkswagen."

Questa testimonianza è stata raccolta dal filmaker americano Patrick Dillon, poche settimane dopo la battaglia dell’aeroporto. L’intervistato, Majid al Ghezali, è una persona conosciuta e rispettata a Baghdad. Lavora come primo violinista dell’orchestra della città. Majid al Ghezali, oltre a descrivere la battaglia, ha voluto mostrare a Patrick Dillon il luogo nei pressi dell’aeroporto dove quest’arma misteriosa è stata usata, le tracce di metallo fuso che ancora erano sul posto e le fosse di dimensioni anormali nelle quali erano stati sepolti i cadaveri prima che fossero riesumati. Abbiamo cercato Majid al Ghezali per avere dettagli sul suo racconto. Lo abbiamo incontrato ad Amman e ci ha evidenziato alcune stranezze inspiegabili nei corpi delle vittime della battaglia dell’aeroporto.
Majid al Ghezali "Solo la testa era bruciata, mentre il resto del corpo era intatto."
Al Ghezali racconta di avere visto tre passeggeri di una macchina morti, con il volto bruciato fino ai denti, senza tracce di proiettili.
Majid al Ghezali "Non c’era nessuna pallottola. Vidi solo i denti bruciati, ed erano senza occhi, tutti quanti. Il corpo era intatto, soltanto la testa ed i denti erano bruciati."

Altri elementi inspiegabili: il terreno dove si era svolta la battaglia è stato raschiato dai militari americani ed è stato sostituito con altra terra vergine; i corpi che non erano stati colpiti da proiettili erano stati rimpiccioliti alle dimensioni di poco più di un metro.
Majid al Ghezali "Molti dei corpi, praticamente tutti tranne quelli delle persone uccise dai proiettili, erano molto piccoli. Erano più o meno grandi così."

Abbiamo chiesto a Majid quale arma ha ipotizzato che possa essere stata utilizzata.
Majid al Ghezali "Un anno dopo sentimmo dire che si trattava di una nuova tecnologia, simile al laser."

Abbiamo trovato un altro inquietante documento sull’uso di armi misteriose in Iraq, riferito ad episodi quasi contemporanei a quelli raccontati da Majid al Ghezali.
Saad al Falluji "Delle 26 persone che viaggiavano sul minibus, circa 20 erano senza testa, avevano la testa mozzata, oppure non avevano più le braccia, o le gambe. L’unico rimasto incolume era l’autista, e non so come abbia fatto a raggiungere il nostro ospedale, poiché aveva un braccio mozzato accanto a sé, una testa mozzata giusto dietro di lui, qualcosa di davvero orribile. Anche sul tetto del mezzo c’erano parti umane: intestini, interiora varie…"
Medico2 "Pezzi di cervello…"
Saad al Falluji "Si, anche pezzi di cervello, una situazione terribile."
Geert Van Morteer "Ha idea di quale arma abbiano potuto utilizzare per colpire questo autobus?"
Saad al Falluji "Nel caso di questo autobus non siamo riusciti a capire che tipo di arma abbiano potuto utilizzare."
Medico2 "Sembrerebbe una nuova arma…"
Saad al FallujiSi, "una nuova arma…"
Medico2 "Stanno facendo degli esperimenti sui nostri civili! Nessuno è riuscito ad identificare che tipo di arma fosse…"



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Genealogia di Napolitano..il fattore K che piace
{ 15/05/06 12:09 }





DI MAURIZIO BLONDET

Perfino al Ministero dell'Interno- il ministero della Polizia, l'organo a cui il PDS (ex Pci) non rinuncerà assolutamente (ha un progetto storico per assoggettare tutte le polizie al suo potere politico) - viene messo sì un membro del Partito; ma è l'unico post comunista noto e gradito al “governo mondiale di fatto”. S'introduca qui Giorgio Napolitano, già presidente della Camera, la cui stella ha cominciato a brillare più fulgida sotto il governo Ciampi.
Napolitano: il solo comunista con il visto permanente per gli USA, anche negli anni della guerra fredda. Il gentiluomo di casa alla Fondazione Agnelli. Il compagno per cui votano 30 mila compagni elettori di Caserta, fedeli al motto: non capisco, ma mi adeguo. Lo zoccolo duro, si sa, è lento a capire.

Lui, il Migliorista, aveva chiara la traiettoria del Partito Operaio già nell'85: “E' il riformismo europeo il punto di approdo del PCI”. E' stato ancora più chiaro, questo compagno gentiluomo, così somigliante a Re Umberto (forse per questo parlando di sé, usa il plurale majestatis?) in un'intervista rilasciata il 6 marzo '92: “Ci caratterizza l'antica convinzione che il Pci abbia tardato a trasformarsi in un partito socialista democratico di stampo europeo”. Ora che l'Italia è in amministrazione controllata per conto del Sistema angloamericano, Napolitano sente (o s'illude) che sia venuto il momento di dar corpo alla sua antica convinzione. “Serve uno sforzo per trovare nuove aggregazioni”, ha dichiarato: il sistema maggioritario uninominale “rende possibile una scelta chiara da parte dei cittadini di raggruppamenti che tendano ad alternarsi nel governo del Paese”.
Il suo progetto è dunque chiaro. Napolitano condivide da antica data il disegno che vorrebbe ridurre la scena politica italiana al modello del “bipartitismo perfetto” made in United Kingdom, della “democrazia funzionante” made in Usa: due formazioni, una “conservatrice” e una progressista”, ma entrambe “laiche”, che si alternano al governo di facciata, obbedienti al governo mondiale di fatto che, dietro, comanda in perpetuo da Wall Street.
Lo stesso identico progetto di La Malfa, di Maccanico, di Segni: quello a cui si allude, nel Nuovo che Avanza, come al “problema dell'alternanza”. Chissà che, visto da Wall Street, proprio Napolitano non sia uno dei possibili candidati alla guida del futuro Democratic Party italiano.
Dopotutto Napolitano, all'indomani del crollo del comunismo all'Est, auspicava per il Pci “un ricongiungimento fecondo con la cultura “laica” nel passato confrontatasi aspramente con la cultura marxista”.
Un segnale chiaro per gli Iniziati.
Di fatto, Napolitano, sembra l'erede di un progetto “laico -borghese” che è annidato da generazioni nel Pci e, come un virus opportunista, ha aspettato le condizioni per diventare attivo. Non a caso, quando i grandi giornali parlano di Napolitano, lo definiscono “l'allievo più brillante di Amendola”. Il riferimento è a Giorgio Amendola. Comunista sui generis, a cui lo stesso Napolitano ha attribuito la paternità del progetto: “La ricerca sul piano ideale, culturale e politico di una saldatura tra liberalismo e socialismo”.


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Una storia, la nostra: i fratelli Cervi
{ 09/05/06 12:03 }




La storia dei Fratelli Cervi
Conosciamo la storia della famiglia Cervi solo a partire dal padre di Alcide, Agostino Cervi. La famiglia Cervi dal 1893 lavora a mezzadria un podere in località Tagliavino di Campegine. Nel 1869 Agostino è uno dei protagonisti dei moti contro la tassa sul macinato, e passa sei mesi in carcere. Agostino Cervi e Virginia, sua moglie, hanno quattro figli: Pietro, Emilio, Alcide ed Ettore che è stato adottato. Nel 1899 Alcide Cervi sposa Genoeffa Cocconi di due anni più giovane di lui e tra il 1901 e il 1921 nascono nove figli, sette maschi e due femmine: Gelindo, Antenore, Diomira, Aldo, Ferdinando, Rina, Agostino, Ovidio ed Ettore.
Nel 1920 Alcide Cervi esce dalla famiglia patriarcale del padre Agostino per formare la propria, e si trasferisce su un fondo a Olmo di Gattatico. Nel 1925 la sua famiglia si sposta su un fondo in località Quartieri, nella tenuta Valle Re di proprietà
Nel 1934 Alcide Cervi e i figli decidono di prendere un podere in affitto in località Campi Rossi, nel comune di Gattatico, rinunciando così alla condizione di mezzadri per quella di affittuari. La famiglia di Alcide Cervi, se nelle sue linee generali è riconducibile al modello patriarcale e solidale tipico delle famiglie contadine emiliano-romagnole, presenta però alcuni tratti di originalità: il protagonismo di alcuni dei figli, la forte personalità della madre Genoeffa Cocconi, la tendenza a prendere assieme le decisioni fondamentali. Questi caratteri specifici della famiglia dei Cervi hanno favorito e stimolato le innovazioni in ambito produttivo e la scelta di campo antifascista e partigiana che ha fatto di questa una famiglia contadina esemplare.
L'evoluzione della famiglia contadina dei Cervi si inserisce comunque in un processo più ampio che vede - a cavallo tra l'Ottocento e il Novecento, e con una forte accelerazione dopo la prima guerra mondiale - entrare progressivamente in crisi la struttura gerarchica e autoritaria delle famiglie contadine, ed affermarsi nelle campagne l'organizzazione socialista, fatta di cooperative, case del popolo, mutue, leghe di resistenza, camere del lavoro, protagoniste di numerose lotte per il rinnovo dei patti agrari. Il tutto in un quadro di profondo mutamento e modernizzazione dell'agricoltura emiliana.



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Buon Sangue non mente: ciò che non si sa sulla storia del padre della Moratti
{ 05/05/06 14:15 }




Partigiano e golpista ed ecco perché è stato fischiato.
di Dacia Valent (www.ildialogo.org, Sabato, 29 aprile 2006)
Per far chiarezza ecco chi è il padre della Moratti.

"Paolo Brichetto viene indicato da Edgardo Sogno come uno dei venti componenti dei famigerati
"Comitati di Resistenza Democratica", in un'intervista, mai smentita dalle persone citate, pubblicata da Panorama il 21/12/1990: ". I "magnifici 20", come li chiama, che nel maggio del 1970 fondarono i Comitati di resistenza democratica, Crd, il cui obiettivo era impedire con ogni mezzo che il Pci andasse al potere, anche attraverso libere elezioni. C'erano i luogotenenti della Brigata Franchi: Uberto Revelli, Angelo Magliano, Paolo Brichetto (il padre della signora Letizia Brichetto Arnaboldi in Moratti ndr), Stefano Porta, Adolfo e Cecilia Beria D'Argentine, Vittorio Baudi di Selve; i partigiani di altre brigate: Felice Mautino, Silvio Geuna, Aldo Geraci, Roberto Dotti,
Antonio Borghesio, Ugo Colombo; i corrieri di Ferruccio Parri e del Clnai: Guglielmo Mozzoni, Agostino Bergamasco, Edoardo Visconti; e poi vecchi antifascisti di area liberal - democratica come Filippo Jacini, Giorgio Bergamasco, Napoleone Leuman, Ugo e Giancarla Mursia, Domenico Bartoli, Giovanni Sforza, Camillo Venesio e Marco Poma. [cut]
lei sta dicendo che avrebbe sovvertito il risultato di libere elezioni ricorrendo alla lotta armata? [cut]
Sapevamo che uno dei modi per dissuadere il Partito comunista italiano era creare il "complesso cileno": era bene che i comunisti sapessero che ci sarebbe stata una risposta. E noi allora avevamo preso l'impegno di colpire anche gli italiani traditori che avessero fatto un governo con i comunisti. Oggi la Dc si guarda bene
dal dire queste cose, perché ha paura. Ma noi prendemmo l'impegno di sparare contro coloro che avessero fatto il governo con i comunisti. Ha detto sparare, ambasciatore, sparare? Sì, sparare.".
Ora, questa vicenda è di quelle che fanno accapponare la pelle: se da una parte l'allora giudice Luciano Violante emise un mandato di cattura per Sogno ed altri indagati per il tentato "golpe bianco", dall'altra, nel 2000, l'allora Presidente del Consiglio Amato, concesse i funerali di stato ad un golpista.
E la pelle la fa accapponare perché nella corsa al revisionismo di stampo elettorale, quello che vuole accreditare la fandonia che il 25 aprile sia la giornata di "tutti gli italiani", si commette sempre lo stesso errore: stigmatizzare chi la memoria storica non la considera un optional da usare quando ci pare a noi, ma materia fondante dell'ideale e del pragmatismo politico che passa di generazione in generazione.

Io rimango convinta che la resistenza sia cominciata ben prima del 1943. La resistenza al fascismo è iniziata con il ventennio: Matteotti era un partigiano così come lo sono stati tutti coloro che si sono opposti al progressivo annientamento delle istituzioni ad opera degli italoforzuti dell'epoca.
È iniziata, quella armata, nel 1936, quando due opposti schieramenti - quelli che sostenevano il fascismo e quelli che invece si opponevano ad Hitler e Mussolini - partirono per la Spagna.
Dei compagni, quelli della Brigata Garibaldi ho scritto nel post precedente.
Oggi voglio scrivere degli altri, quelli che andarono a sostenere - al pari di Mussolini e Hitler - il Generalìsimo Francisco Franco, l'uomo che aveva rovesciato il governo democraticamente eletto in Spagna e che per più di 35 anni avrebbe mantenuto con pugno di ferro la dittatura nel paese iberico.
Mentre gli aerei di Mussolini ed Hitler bombardavano le roccaforti repubblicane, i "falangisti" come Edgardo Sogno furono la risposta fascista alla grande mobilitazione internazionale contro il fascismo.

Paolo Brichetto Arnaboldi aveva fatto parte della Brigata Franchi, comandata da Edgardo Sogno. Paolo
Brichetto Arnaboldi era diventato un membro dei Comitati di Resistenza Democratica, fondati da Edgardo Sogno.

Io lo ricordo. E a quanto pare, anche altri fischiatori lo ricordavano. Magari non i più giovani, che hanno fischiato la Signora Letizia Brichetto Arnaboldi in Moratti per l'invereconda riforma che porta il suo nome da sposata.
Quelli più anziani non fischiavano lei. Fischiavano lui. Ed avevano ragione.


dal blog di Dacia Valent
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Il popolo boliviano si riprende le proprie risorse: qualcosa sta cambiando dalle parti del Sud America
{ 03/05/06 10:09 }





E' un po' di tempo che dedico spazio ai mutamenti politici ed economici in Sud America.
Sono passi importanti verso la riappropriazione da parte dei popoli delle proprie risorse, di ciò che appartiene loro di diritto e che può permettere di avviare un cammino di emancipazione sociale ed economica.

La lotta alla globalizzazione e al colonialismo passa anche, e specialmente, di qui.
F.

Gli idrocarburi sono dei boliviani. Il neoliberismo è finito. Con il decreto supremo n. 28701, il Presidente Evo Morales, il primo presidente rappresentativo di tutti i boliviani nella storia, ha restituito le risorse naturali del paese alla gente di Bolivia.


DECRETO SUPREMO N. 28701
di Gennaro Carotenuto

"Cominciamo dagli idrocarburi, poi toccherà alle miniere, quindi alle foreste, quindi a tutte le risorse naturali che ci hanno lasciato i nostri antenati. Infine sarà la volta della terra che è per tutti i boliviani" ha detto Evo.
Finiscono così vent'anni di saccheggio. Fino ad oggi le imprese straniere che spogliavano la Bolivia lasciavano una regalia del 18% allo stato. Morales ha invertito la cifra. Da oggi sarà lo stato a trattenere l'82% degli utili ed a lasciare alle imprese straniere che accetteranno le condizioni, il 18%.
Immediatamente dopo l'emanazione del decreto, il presidente Morales ha disposto che l'esercito prendesse il controllo dei 56 giacimenti di idrocarburi in tutto il paese. La Bolivia ha le seconde riserve di gas del continente e produce 40.000 barili di petrolio al giorno. Da oggi queste passano ad essere di proprietà della compagnia pubblica YPFB (Giacimenti Petroliferi Fiscali Boliviani). Le multinazionali che li sfruttavano hanno 180 giorni di tempo per accettare i nuovi contratti o andarsene.
Le Forze Armate hanno preso il controllo dei pozzi senza incidenti ed il vicepresidente Alvaro García Linera ha calcolato che lo stato incasserà oltre il 550% in più dalla nazionalizzazione. E' la terza volta in 70 anni che in Bolivia si nazionalizzano gli idrocarburi. Negli anni '30 questi erano sfruttati dalla Standard Oil e nel 1969 dalla Gulf. Poi con il neoliberismo questi erano stati riprivatizzati fino alla "guerra del gas". Nel 2004, i movimenti sociali avevano tenuto in scacco tutto il paese esigendo la socializzazione del gas. Nonostante la Bolivia intera sieda su un'immensa bolla di gas, ben pochi boliviani ne hanno potuto finora beneficiare.
Le proteste avevano costretto il presidente fondomonetarista Gonzalo Sánchez de Losada a ritornare di corsa a Miami (da dove era stato inviato), non prima di usare l'esercito contro i cittadini, assassinandone più di 70.

La guerra del gas si aggiungeva a quella per l'acqua ed era stato il segnale di non ritorno per il sistema neoliberale ed aveva posto le premesse al trionfo del MAS (Movimento Al Socialismo) che ha portato Evo Morales alla presidenza della Repubblica nel dicembre 2005.
Il governo spagnolo ha espresso la sua "più profonda preoccupazione". La Repsol sfrutta infatti un quarto delle riserve boliviane. Dal Brasile si è parlato di un "gesto non amichevole" verso la Petrobras.
Appena il giorno prima Evo Morales, dall'Avana, aveva annunciato l'ingresso della Bolivia nell'ALBA, l'Alternativa Bolivariana per le Americhe, antiliberista, della quale fanno parte Cuba e Venezuela. Oggi l'annuncio della nazionalizzazione. Miglior primo maggio per i lavoratori boliviani non poteva esserci.
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Buon 1 maggio a tutti (perchè non è solo un concerto)
{ 02/05/06 10:02 }




"Lavoratori, ricordatevi il 1° Maggio di far festa. In quel giorno gli operai di tutto il mondo, coscienti dei loro diritti, lasceranno il lavoro per provare ai padroni che, malgrado la distanza e la differenza di nazionalità, di razza e di linguaggio, i proletari sono tutti concordi nel voler migliorare la propria sorte e conquistare la rivoluzione sociale."

dal testo del volantino socialista diffuso a Napoli il 20 aprile 1890 -fonte Cgil di Roma e del Lazio - Archivio storico "Manuela Mezzelani"

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