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Notti Bianche, Lavoro Nero - In azione contro Coin/Oviesse per difendere i diritti di tutti i lavoratori
{ 20/06/06 10:59 }




COMUNICATO STAMPA

IL FUTURO DEI DIRITTI E' NEI DIRITTI PER TUTTI

Appena uscita la notizia del presidio con volantinaggio, organizzato da Mani Tese Venezia e Officina Sociale davanti alle vetrine del quartier generale della COIN Oviesse a Mestre durante la Notte Bianca di venerdì 16 giugno, l'azienda ha subito contattato gli attivisti per chiedere un incontro. Intanto la A-One è ancora chiusa e i lavoratori senza lavoro e giustizia.

In Bangladesh la situazione non si è ancora stabilizzata e la scorsa settimana si sono verificati nuovi disordini nella zona speciale di Daka. Vi sono state diverse manifestazioni e molte imprese sono di nuovo rimaste chiuse.
L'autorità di governo delle zone speciali (Bepza), che a seguito degli incidenti delle scorse settimane ha cambiato direttore generale, ha richiesto agli imprenditori locali, di pagare i salari arretrati pena l'adozione di misure drastiche nei loro confronti.
Nonostante diverse ore di trattativa avvenute giovedì scorso 15 giugno, le richieste dei lavoratori della A-One non sono ancora state accettate e la fabbrica è ancora chiusa.
Le altre fabbriche invece hanno riaperto e il cambio della guardia ai vertici delle autorità di governo delle zone speciali ha sortito i primi effetti apparentemente positivi per i lavoratori.
Il 12 giugno infatti i rappresentanti del governo, delle imprese e dei sindacati bengalesi hanno firmato un accordo generale per i tessili basato su dieci punti, dopo un confronto serrato alla presenza del Ministro del Lavoro Aman Ullah Aman. L'accordo prevede la formazione di un comitato per le politiche salariali che dovrà rivedere i salari minimi dei lavoratori entro tre mesi dalla sua costituzione.
L'accordo prevede anche che non vi siano ritorsioni verso i lavoratori recentemente coinvolti nelle agitazioni e nei disordini che hanno
provocato la serrata delle aziende nella scorsa settimana.
I lavoratori dovrebbero ricevere immediatamente le lettere di assunzione ufficiali e i cartellini identificativi, oltre al riconoscimento dei salari del mese di maggio e giugno; i datori hanno anche garantito di non ostacolare la formazione di sindacati nelle aziende.
Il governo ha inoltre formato 15 squadre di ispettori che dovranno attivarsi e monitorare le condizioni di lavoro nelle fabbriche tessili; gli ispettori dovranno poi sottoporre report settimanali al ministro del lavoro.
Secondo l'accordo i lavoratori del settore dovranno avere un giorno di riposo settimanale oltre alle festività nazionali, in accordo alle leggi vigenti. Le lavoratrici avranno diritto alla maternità con salario regolare e tutti i lavoratori al pagamento dello straordinario, se lavoreranno più di otto ore al giorno.
I datori si sono impegnati ad applicare l'accordo in tutte le imprese.
E' bene comunque sottolineare che le richieste contenute nell'accordo quadro erano già legge e che diversi responsabili sindacali non hanno voluto firmarlo perchè non è stato immediatamente incluso un aumento del 30% dei salari congiuntamente ad una commissione di controllo sull'applicazione dello stesso.

In Italia dopo poche ore dall¹uscita dei comunicati stampa, che annunciavano per la Notte Bianca di Mestre l¹iniziativa pubblica di pressione organizzata dai gruppi locali di Mani Tese e Officina Sociale, gli organizzatori sono stati contattati dal Gruppo COIN/Oviesse.
Tramite l'ufficio Relazioni Esterne il gruppo ha cercato di chiarire la propria estraneità alla vicenda, estraneità in contraddizione con le informazioni provenienti dalla Campagna Abiti Puliti che dimostrano il coinvolgimento di COIN con i suoi prodotti a marchio Oviesse, acquistati dalla A-One attraverso una catena classica di sub-fornitura che si avvale del gruppo Tessival in Italia.
Vedi http://www.abitipuliti.org:8080/abitipuliti/azioni/A-One/approf

Il gruppo commerciale ha subito proposto un incontro di mediazione che portasse ad un chiarimento dei fatti con l¹obbiettivo dichiarato di chiedere agli organizzatori di rinunciare all¹iniziativa di denuncia durante la Notte Bianca così da ''evitare danni di immagine al Gruppo''.
Le spiegazioni addotte dall¹Ufficio Relazioni Esterne non cambiano la sostanza delle cose e non soddisfano affatto l¹obbiettivo della mobilitazione ovvero l¹avvio di azioni concrete di pressione da parte di COIN sulla ditta A-One, già sua sub-fornitrice, per la reintegrazione dei lavoratori ingiustamente licenziati'' hanno dichiarato gli attivisti, pur apprezzando la disponibilità di COIN ad incontrarli. ''Quello che martedì chiederemo a COIN/Oviesse sarà l'apertura di un tavolo di discussione con i vertici della Campagna Abiti Puliti e con i sindacati, per la definizione di impegni concreti sul caso A-One e dei diritti dei lavoratori delle ditte subappaltatrici in generale''.


L'incontro tra gli attivisti di Manitese e Officina Sociale e l'Ufficio Relazioni Esterne di COIN è fissato per martedì 20 giugno.
Da segnalare che anche sabato 17 giugno si sono svolti volantinaggi davanti ai negozi Oviesse e COIN di Firenze, sempre grazie ad alcuni attivisti di Manitese.
Intanto anche i sindacati nazionali di categoria, che hanno da subito sostenuto le richieste della campagna, stanno procedendo a richiedere un incontro ufficiale ai vertici delle imprese.
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Dove va a finire l'8 per mille alla chiesa cattolica?
{ 14/06/06 14:27 }





Non tutti i fondi sono usati per opere di carità. Sul totale di 981 milioni di euro solo l'8% arriva al Terzo Mondo
di Mauri Live

Gli spot della CEI invitano a dare alla Chiesa Cattolica l'8 per mille del reddito, facendo credere che questi fondi vengano utilizzati per opere di carità in Italia e nel Terzo mondo. Ma è davvero così? Sembra proprio che la realtà sia diversa dalla pubblicità, lo conferma anche il sito ufficile della CEI per l'8 x mille (www.8xmille.it)

Sul totale di 981 milioni di euro , solo l'8% viene destinato al Terzo mondo.

Ecco come vengono destinati i fondi:
(cifre in milioni di €, del 2005)

Carità:
- nel Terzo mondo: 85
- nelle diocesi: 85
- nazionale: 30

Altro:
- stipendi dei sacerdoti: 315
- culto e pastorale nelle diocesi: 150
- Tribunali ecclesiastici: 7
- catechesi nazionale: 60
- pastorale nazionale: 49
- nuove chiese: 130
- vecchie chiese: 70

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Il coraggio di rifiutare: testimonianze di refusenik da tutto il mondo
{ 11/06/06 14:32 }




Nuovo video: RIFIUTARSI DI UCCIDERE
Refusenik da tutto il mondo parlano contro assassini, stupri e altre torture


Introduzione di Giorgio Riva (Payday, Gran Bretagna)
a cura dell’Associazione È solo l’inizio...

Scuola dei Calegheri, Campo S. Tomà, 13 giugno, h. 17.30
Sala accessibile ai diversamente abili

James Fairweather, Veterano giamaicano della 2° guerra mondiale di posta in Germania nel 1946
“Ho visto la devastazione provocata dalla guerra: donne e bambini sono le vittime principali. Se ‘fraternizzavamo con il nemico’ rischiavamo la prigione militare, ma gli davamo da mangiare lo stesso.”

Stephen Funk, marine americano, cinque mesi di prigione per essersi rifiutato di andare in Iraq
“Non sono a favore dell’entrata dei gay nell’esercito perché non appoggio l’azione militare.”

Shimri Tzameret, refusenik israeliano, esentato dall’esercito dopo due anni di prigione
” Già da anni so che non farò il militare. Lo so con la stessa certezza con cui so che non prenderò mai a calci un senza tetto, non stuprerò mai una donna, e quando avrò un figlio non lo abbandonerò mai”.

Harriet, rifugiata politica, evasa dall'esercito ugandese
"Mi sono arruolata perché questo mi avrebbe dato i mezzi per mantenere i miei figli. . . ma c'erano nonnismo, molestie sessuali e stupri."

Rev. Dorothy Mackey, STAAAMP (Sovravvissute/i in Azione Contro il Personale Militare)
“Nei miei primi cinque anni nell’esercito USA sono stata stuprata tre volte, due da dottori durante visite ginecologiche”.

Alex Izett, Sopravvissuto alla Sindrome del Golfo
“Ho fatto uno sciopero della fame di 40 giorni per ottenere un’inchiesta pubblica – perché riconoscano che i veterani sono stati avvelenati dal proprio paese.”

Camilo Mejia, Sergente USA, nove mesi di prigione per essersi rifiutato di ritornare in Iraq
"Piuttosto che uccidere un bambino per sbaglio vado in prigione. La prigione finisce, ma quando uccidi un bambino non te lo dimentichi più.”

Prodotto da Payday, una rete di uomini che lavora con lo Sciopero Globale delle Donne
payday@paydaynet.org www.refusingtokill.net Tel: 338 1950 610/00 44 20 7209 4751
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Aumenti dell'ultima ora - la posta è solo prioritaria
{ 05/06/06 13:14 }




POSTE : NON ESISTE PIÙ IL FRANCOBOLLO ORDINARIO, D'ORA IN AVANTI SOLO
PRIORITARIA

Landolfi se ne va non senza aver lasciato un regalino agli utenti delle Poste: ha cancellato la posta ordinaria e ha aumentato le tariffe del 33%.
Lo ha fatto con un decreto del 12 maggio pubblicato in gazzetta ufficiale una settimana dopo. Come si dice, tutto in zona cesarini, e poco importa se il governo di cui Landolfi ha fatto parte era “politicamente scaduto”.
Ma allora perché tutta questa strana urgenza? Ha forse inciso il fatto che alla guida delle Poste c’è l’ingegner Massimo Sarmi che –non è un mistero- è in quota allo stesso partito dell’ormai ex ministro?Questa operazione porterà alle casse di Poste Italiane 220-240 milioni di euro all’anno.
Prima di passare le consegne al nuovo ministro Paolo Gentiloni, Mario Landolfi ha disposto la cancellazione della posta “ordinaria”: il francobollo da 45 centesimi non esiste più, ora la corrispondenza costerà non meno di 60 centesimi (ma è un punto di partenza perché sono previste differenti tariffe per zona a seconda dei cap) e sarà tutta prioritaria.
L’aumento netto è del 33%.Le Poste hanno calcolato che l’impatto sul paniere Istat sarà dello 0,1%, ma intanto circolano ancora 70 milioni di missive ordinariamente affrancate.
Non solo: visto che le grandi aziende ricorrono in modo massiccio alla posta ordinaria per la spedizione delle bollette, siamo certi che l’aumento delle tariffe non ricada solo sui clienti? È motivo di preoccupazione per le associazioni dei consumatori anche se il decreto nel suo oscuro linguaggio prevede anche sconti per chi (le aziende, appunto)spediscono grandi quantitativi di posta.
a cura di ALESSANDRO RONCONE - 31/05/2006 19.00.38
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Una carovana per abbattere le frontiere
{ 01/06/06 13:31 }




2ª Carovana Europea per la liberta di movimento - Barcellona il 23, 24 e 25 giugno.
Contro le deportazioni, per la chiusura dei CPT, Regolarizzazione senza condizioni di tutti i migranti d’Europa.

A Ceuta lo scorso settembre sono stati uccisi 11 migranti dalle polizie spagnola e marocchina, mentre tentavano di scavalcare il muro di separazione tra l'Unione Europea e l'Africa.
Nel novembre 2005, diverse reti di attivisti d'Europa hanno fatto a Ceuta la prima Carovana europea contro il muro della morte e per la libertà di movimento.
Ma oggi la frontiera non è soltanto a Ceuta. La frontiera ormai non è solo un limite geografico, ma un dispositivo di controllo che determina chi, quando e come ha diritti, a quali condizioni.
Mentre si produce l'esternalizzazione della frontiera verso i paesi terzi (Il Marocco, la Libia, la Turchia...), il regime di frontiera è sempre più visibile nelle metropoli europee attraverso le strategie di controllo nei confronti dei migranti: check points, detenzioni nelle stazioni di treno e metro, proliferazione dei CPT, deportazioni e minacce.
La Carovana vuole essere un passo in avanti verso la costruzione e il rafforzamento dello spazio europeo per la libertà di movimento e per la chiusura dei CPT.
Dal 23 al 25 giugno Barcellona sarà uno spazio di riflessione, di seminari, workshop e mediacenter in connessione con la carovana.
Riempiremo Barcellona di azioni, interventi sulle frontiere interne, assemblee pubbliche di precari migranti e precari autoctoni... e una grande manifestazione europea che girerà intorno a quattro questioni principali:
- Regolarizzazione senza condizioni di tutti gli immigrati che ormai abitano in territorio europeo.
- Libertà di movimento
- Chiusura dei cpt
- Fine dell'esternalizzazione del regime di frontiere.
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